{"id":6145,"date":"2022-07-19T08:14:33","date_gmt":"2022-07-19T08:14:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iconografiacittaeuropea.unina.it\/cms\/?p=6145"},"modified":"2022-10-30T16:12:03","modified_gmt":"2022-10-30T16:12:03","slug":"cirice-2023","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iconografiacittaeuropea.unina.it\/cms\/cirice-2023\/","title":{"rendered":"CIRICE 2023"},"content":{"rendered":"<p><strong>MACROSESSIONE A<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Bianca Ferrara, Federico Rausa<\/p>\n<p><a href=\"mailto:bianca.ferrara@unina.it\">bianca.ferrara@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:federico.rausa@unina.it\">federico.rausa@unina.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Archeologia e guerra: contesti, cultura materiale, iconografia, testimonianze letterarie<\/strong><br \/>\nNel mondo antico la guerra fu uno degli eventi in grado di condizionare come pochi altri la vita delle citt\u00e0 e dei loro abitanti. Numerose e ricorrenti sono le sue tracce leggibili sia come evidenze materiali (sistemi difensivi, livelli di distruzione desumibili dalla lettura stratigrafica, sepolture collettive dei caduti nelle necropoli suburbane, ecc.) sia come sistemi semantici e simbolici (immagini di guerra sui monumenti pubblici e nei manufatti di uso privato) sia, infine, come ricordo lasciato dalle testimonianze letterarie (componimenti epici, tragici, trattati di poliorcetica). La Macrosessione intende affrontare il tema del rapporto tra la citt\u00e0 e la guerra attraverso letture e interpretazioni polisemiche e multidisciplinari che evidenzino trasformazioni, continuit\u00e0, cesure secondo una prospettiva archeologica in un arco temporale compreso tra la nascita della citt\u00e0 e la fine del mondo antico con particolare attenzione alla rappresentazione della guerra nelle citt\u00e0 antiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione A.1: L\u2019archeologia della guerra nel mondo antico: analisi, ricostruzioni, interpretazioni<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Luigi Cicala, Bianca Ferrara<\/p>\n<p><a href=\"mailto:luigi.cicala@unina.it\">luigi.cicala@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:bianca.ferrara@unina.it\">bianca.ferrara@unina.it<\/a><\/p>\n<p>La guerra, nella citt\u00e0 antica, restituisce diversi livelli di lettura che, non sempre, sono stati discussi in maniera organica e sistematica. Le evidenze urbanistico-architettoniche e i contesti di scavo offrono preziose e peculiari fonti documentarie. Le tracce degli eventi bellici sono leggibili nelle strutture difensive, nei livelli di distruzione e, pi\u00f9 in generale, nei palinsesti stratigrafici, cos\u00ec come nella cultura materiale. Anche lo spazio funerario offre un osservatorio ampio, sia per le sepolture singole che per quelle collettive dei caduti in diverse necropoli delle citt\u00e0 antiche. La sessione, partendo dalla documentazione materiale, si propone, quindi, di affrontare i diversi approcci alla ricostruzione della rappresentazione e delle dinamiche della guerra, dal punto di vista politico, sociale ed economico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione A.2: Citt\u00e0 e guerra nelle fonti letterarie e iconografiche: temi e contesti<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Giancarlo Abbamonte, Federico Rausa<\/p>\n<p><a href=\"mailto:giancarlo.abbamonte@unina.it\">giancarlo.abbamonte@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:federico.rausa@unina.it\">federico.rausa@unina.it<\/a><\/p>\n<p>Nella citt\u00e0 antica la dialettica con la guerra e le sue implicazioni costitu\u00ec un elemento costante della sua storia. Gli eventi bellici che la investirono o che da essa presero le mosse hanno lasciato, accanto alle tracce materiali, ampie e durature memorie che la comunit\u00e0 urbana ha variamente percepito ed elaborato nel corso della sua storia. Le fonti letterarie e iconografiche offrono, all\u2019interno di un vasto arco temporale, importanti testimonianze comprese nella pluralit\u00e0 dei vari generi letterari e delle rappresentazioni figurate sui monumenti pubblici. La sessione intende approfondire e indagare, al fine di coglierne significati, valori e permanenze, i temi che la documentazione letteraria e artistica propone, con particolare attenzione all\u2019individuazione dei contesti, materiali e immateriali, della citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MACROSESSIONE B<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Annunziata Berrino, Giovanna Cigliano, Piero Ventura<\/p>\n<p><a href=\"mailto:annunziata.berrino@unina.it\">annunziata.berrino@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:giovanna.cigliano@unina.it\">giovanna.cigliano@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:piero.ventura@unina.it\">piero.ventura@unina.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Guerra e pace nelle citt\u00e0 europee e mediterranee<\/strong><br \/>\nVienna, Sedan, Sarajevo\u2026 le citt\u00e0 scandiscono le periodizzazioni della storia moderna e contemporanea, sintetizzando con i loro nomi passaggi epocali.<br \/>\nTra basso medioevo e prima et\u00e0 moderna sono da prendere in considerazione gli scenari prodotti dai cambiamenti nei sistemi difensivi delle citt\u00e0, con la rivoluzione militare, fino alla realizzazione delle caserme; le rappresentazioni in una vasta produzione iconografica e testuale degli eventi cerimoniali negli spazi urbani relativi alle vittorie militari o alle paci. Procedendo verso l\u2019et\u00e0 contemporanea residenze, palazzi, piazze, fabbriche, alberghi diventano luoghi di vertici diplomatici, di costruzione del consenso, sono teatri di guerre civili, di scontri armati, di attentati, scenari di rastrellamenti e persecuzioni, cos\u00ec come sono anche luoghi di elaborazioni di nuovi assetti geopolitici e di programmi di pace.<br \/>\nLa macro-sessione vuole approfondire e riflettere in particolare sulle funzioni che gli spazi urbani hanno assolto nei processi di guerra e di pace e sui linguaggi simbolici utilizzati per fissarli negli immaginari collettivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione B.1: La rivoluzione militare nelle citt\u00e0 europee: trasformazioni e rappresentazioni tra XV e XVIII secolo<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Diego Carnevale, Francesco Storti, Piero Ventura<\/p>\n<p><a href=\"mailto:diego.carnevale@unina.it\">diego.carnevale@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:francesco.storti@unina.it\">francesco.storti@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:piero.ventura@unina.it\">piero.ventura@unina.it<\/a><\/p>\n<p>Le trasformazioni dovute alla rivoluzione militare hanno determinato significativi cambiamenti nel volto e nelle rappresentazioni delle citt\u00e0 europee, tra XV e XVIII secolo. Si possono citare al riguardo le nuove strutture difensive secondo i criteri dell\u2019architettura bastionata, con la realizzazione di nuove cinte murarie, il rafforzamento dei porti, fino alla costruzione di caserme e all\u2019apertura di accademie militari.<br \/>\nNell\u2019iconografia delle citt\u00e0 in guerra come nell\u2019immaginario e nelle paure dei cittadini si possono cogliere gli effetti di assedi, distruzioni o di resistenze agli attacchi.<br \/>\nNella prima et\u00e0 moderna si afferma anche un\u2019estesa ritualit\u00e0 per celebrare vittorie o paci, con apparati effimeri e celebrazioni religiose, o esequie di capi militari, parate, come si evince anche dalla pubblicazione di festival books.<br \/>\nLo scopo della sessione \u00e8 attivare una ricognizione di ampio raggio, che consideri le citt\u00e0 europee nei teatri di guerra, ma non solo, e nel pi\u00f9 ampio quadro del Mediterraneo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione B.2: Guerra e contesto urbano in et\u00e0 contemporanea: realt\u00e0 e rappresentazioni<\/strong><br \/>\nCoordinatrice: Giovanna Cigliano<\/p>\n<p><a href=\"mailto:giovanna.cigliano@unina.it\">giovanna.cigliano@unina.it<\/a><\/p>\n<p>Le immagini di Stalingrado durante la Seconda guerra mondiale hanno durevolmente condizionato le nostre rappresentazioni della guerra nei contesti urbani. Massicce distruzioni di edifici e infrastrutture, dovute ai bombardamenti aerei e all\u2019utilizzo su vasta scala dell\u2019artiglieria pesante, hanno compiuto un ulteriore salto di qualit\u00e0 nelle guerre degli ultimi decenni, come \u00e8 ben illustrato dalle immagini di citt\u00e0 espugnate come Aleppo, Raqqa, Mariupol. La sessione invita a proporre contributi di ricerca che esplorino temi quali: l\u2019impatto delle tecnologie militari e dei diversi tipi di armamenti sul paesaggio urbano; le condizioni di vita delle popolazioni civili nelle citt\u00e0 assediate, bombardate e distrutte; le rappresentazioni fotografiche, mediatiche e artistiche delle citt\u00e0 in guerra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione B.3: Citt\u00e0 e turismo in guerra e pace<\/strong><br \/>\nCoordinatrice: Annunziata Berrino<\/p>\n<p><a href=\"mailto:annunziata.berrino@unina.it\">annunziata.berrino@unina.it<\/a><\/p>\n<p>I conflitti e gli accordi di natura politica ed economica modificano incessantemente le visioni delle citt\u00e0 e il turismo \u00e8 parte attiva di queste dinamiche. L\u2019immagine e l\u2019immaginario turistico evolvono costantemente, esprimendo le elaborazioni e le pratiche della cultura e dei consumi, che a loro volta riflettono gli equilibri sociali, politici, culturali ed economici dominanti. La sessione invita dunque a proporre ricerche e a confrontarsi su come, perch\u00e9, con quali strumenti e con quanta efficacia l\u2019immagine e l\u2019immaginario turistico delle citt\u00e0 riflettono le dinamiche di rivalit\u00e0 e guerra e di cooperazione e pace; nonch\u00e9 sugli effetti reali che tali dinamiche hanno sulla complessit\u00e0 del sistema turistico durante l\u2019intera et\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione B.4: Paesaggi reali e mentali di Varsavia nel secondo conflitto mondiale<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Anna Tylusinska, Piotr Podemski<\/p>\n<p><a href=\"mailto:atylusinska@uw.edu.pl\">atylusinska@uw.edu.pl<\/a>, <a href=\"mailto:p.podemski@uw.edu.pl\">p.podemski@uw.edu.pl<\/a><\/p>\n<p>WAR-SAW = \u201cbellum vidit\u201d:<br \/>\nLa sessione si propone come analisi delle drammatiche trasformazioni del tessuto urbano della citt\u00e0 di Varsavia, a partire dall\u2019entrata delle truppe di Hitler nel settembre 1939, attraverso le tragedie dantesche delle due rivolte contro i nazisti (quella ebraica dell\u2019aprile 1943 e quella polacca dell\u2019agosto 1944), fino all\u2019ambigua \u201cliberazione\u201d, ossia l\u2019avvento dell\u2019Armata Rossa e la (ri)costruzione della nuova capitale polacca. Tramite interventi basati su documenti e memorie, nonch\u00e9 materiale filmico e iconografico di ogni genere, si cercher\u00e0 di dare voce non solo ai ben noti eroi della resistenza, ma anche ai e alle testimoni tra la popolazione civile che quotidianamente \u201cvide la guerra\u201d (war-saw) tra occupazione, sterminio, collaborazione e sopravvivenza nella citt\u00e0 che \u201csopravvisse alla propria morte\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MACROSESSIONE C<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Alfredo Buccaro, Alessandro Castagnaro, Andrea Maglio, Fabio Mangone<\/p>\n<p><a href=\"mailto:alfredo.buccaro@unina.it\">buccaro@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:alessandro.castagnaro@unina.it\">alessandro.castagnaro@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:andrea.maglio@unina.it\">andrea.maglio@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:fabio.mangone@unina.it\">fabio.mangone@unina.it<\/a><\/p>\n<p>Identit\u00e0, architettura e immagine storica delle citt\u00e0 in guerra<br \/>\nLa Macrosessione affronter\u00e0 il tema delle citt\u00e0 sorte o trasformate, nel corso dei secoli, prima, durante e dopo i conflitti bellici, con riferimento alla loro progettazione in ragione delle strategie di difesa e di fortificazione, e di conseguenza alle architetture che, in questo campo, ne hanno caratterizzato la fisionomia e l\u2019identit\u00e0 nel tempo. Verranno indagati i modelli e le teorie urbanistiche dall\u2019et\u00e0 antica a quella contemporanea, le tipologie architettoniche, le tecniche costruttive e la loro evoluzione in ragione del progresso in campo militare e balistico. Verr\u00e0 posta particolare attenzione alle trasformazioni dell\u2019immagine della citt\u00e0 e delle sue parti, nonch\u00e9 del paesaggio urbano e suburbano, attraverso l\u2019analisi della produzione iconografica, delle teorie, delle tecniche e l\u2019uso degli strumenti pi\u00f9 avanzati delle Digital Humanities.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.1: Citt\u00e0 e mura nei domini spagnoli e veneziani del Mediterraneo in et\u00e0 moderna<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Alfredo Buccaro, Emma Maglio, Alessandra Veropalumbo<\/p>\n<p><a href=\"mailto:alfredo.buccaro@unina.it\">buccaro@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:emma.maglio@unina.it\">emma.maglio@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:alessandra.veropalumbo@unina.it\">alessandra.veropalumbo@unina.it<\/a><\/p>\n<p>La monarchia spagnola, fin dai primi anni del Cinquecento, promosse una generale riorganizzazione urbana e territoriale dei propri domini nel Mediterraneo, in un\u2019ottica preminentemente militare, con l\u2019obiettivo di potenziare e rinnovare le opere difensive delle numerose citt\u00e0 e fortezze. Analoghe iniziative furono intraprese nei domini veneziani per proteggere le citt\u00e0 e i confini, in un contesto agitato da frequenti conflitti.<br \/>\nIl primo impegno dei governi fu di rafforzare le difese esistenti e costruirne di nuove, secondo i principi delle fortificazioni \u2018alla moderna\u2019, che videro entro la prima met\u00e0 del secolo la definitiva messa a punto del modello bastionato anche nel territorio italiano. Le proposte dei tecnici e degli ingegneri militari erano essenzialmente chiamate a conseguire il difficile compromesso fra astratti tracciati geometrici \u2013 legati anche all\u2019influenza decisiva dei modelli rinascimentali \u2013 e reali condizionamenti della morfologia del territorio; esse incisero in profondit\u00e0 sui luoghi, innescando parallelamente progetti tanto di rinnovamento urbano quanto di nuove fondazioni. Le teorie fortificatorie, codificate anche attraverso i trattati coevi, conobbero una veloce circolazione in Italia e nei territori mediterranei in ragione delle esigenze belliche, concorrendo a formare un patrimonio condiviso di conoscenze, linee guida, rilievi e progetti.<br \/>\nAlla rappresentazione della guerra e della \u2018nuova\u2019 immagine della citt\u00e0 e del paesaggio fortificato corrispose dunque una cospicua produzione iconografica e cartografica urbana e territoriale: ad essa la sessione intende rivolgere la propria attenzione nell\u2019indagare le molteplici esperienze di citt\u00e0 e fortezze progettate, trasformate, distrutte o ricostruite nella penisola italiana e, in generale, nel bacino del Mediterraneo, in stretta relazione con le vicende belliche che coinvolsero tali territori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.2: Oltre li turchi. Memorie delle difese nelle citt\u00e0 e nel paesaggio tra Sette e Ottocento<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Francesca Capano, Salvatore Di Liello<\/p>\n<p><a href=\"mailto:francesca.capano@unina.it\">francesca.capano@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:sadiliel@unina.it\">sadiliel@unina.it<\/a><\/p>\n<p>Dall\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 moderna, i territori dei regni di Napoli, Sicilia e pi\u00f9 in generale degli stati italiani e mediterranei, furono largamente segnati da torri e fortezze in difesa di guerre e conflitti che infierivano ripetutamente dalla terra e dal mare. Strutturate su preesistenze o progettate ex novo, tali architetture segnarono profondamente le gerarchie visive dei ritratti di citt\u00e0 e paesaggi, da allora in poi affidati all\u2019ineludibile immagine di cinte urbiche, bastioni, castelli e torri. Pi\u00f9 tardi, tra Sette e Ottocento, le nuove strategie militari di attacco e di difesa imposero sostanziali cambiamenti nell\u2019architettura difensiva determinando l\u2019adeguamento, la differente dislocazione di linee fortificate o a volte l\u2019abbandono di quegli antichi baluardi, ormai ridotti in rovine magnificate dal paesaggismo romantico. In altri casi, tali cambiamenti continuarono a qualificarsi come landmark di eccezionale valore. Comparando studi sull\u2019argomento che utilizzano anche l\u2019iconografia tecnica e celebrativa, la sessione indaga la permanenza o la perdita delle funzioni strategiche di queste architetture, il loro portato nell\u2019identit\u00e0 dei luoghi, come anche la memoria di queste fortezze, evocate in un densissimo immaginario di guerra lungamente alimentato ben oltre quel tempo de li turchi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.3: \u201cTeatri di guerra\u201d: La mise-en-sc\u00e9ne cinematografica dello spazio urbano come fronte di guerra<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Tanja Michalsky, Carlo Ugolotti<\/p>\n<p><a href=\"mailto:michalsky@biblhertz.it\">michalsky@biblhertz.it<\/a>, <a href=\"mailto:carlougolotti@gmail.com\">carlougolotti@gmail.com<\/a><\/p>\n<p>Durante il secondo conflitto mondiale il tessuto urbano europeo, a seguito degli spostamenti forzati di popolazione, dai bombardamenti e dalla guerriglia, perde le sue ordinarie funzioni d\u2019uso e ogni precedente organizzazione razionale dello spazio viene sconvolta dall\u2019eccezionalit\u00e0 del tempo di guerra. La citt\u00e0, prima regolata secondo rigide gerarchizzazioni e pianificazioni sociali ed urbanistiche, si trova coinvolta in un processo di ripensamento emergenziale delle sue funzionalit\u00e0, anche a seguito dell\u2019abbattimento materiale delle sue barriere e infrastrutture a causa dei bombardamenti. Nei centri in rovina del periodo 1939-1945, lo spazio urbano devastato e orizzontalizzato si pu\u00f2 quindi interpretare come un grande palco in cui le popolazioni vivono all\u2019aria aperta il dramma collettivo della guerra in cui si innestano anfratti claustrofobici quali bunker, nascondigli e gli spazi dell\u2019intrattenimento come i teatri o i cinema (spesso convertiti in rifugi antiaerei).<br \/>\nLa narrazione cinematografica ha saputo sfruttare e cogliere le eccezionalit\u00e0 di questi sconvolgimenti che presentano possibilit\u00e0 drammaturgiche uniche. Le cinematic cities diventano cos\u00ec spazi privati di barriere architettoniche che rendono ogni atto una performance rituale caricata di simbolismo: si pensi a Roma citt\u00e0 aperta dove gli spazi aperti e collettivi dell\u2019esecuzione di Pina o di don Pietro convivono con gli spazi segregati della sede della Gestapo e della stamperia clandestina o ancora alla Napoli, \u201cpalco\u201d, in cui vaga il protagonista dell\u2019episodio partenopeo di Pais\u00e0.<br \/>\nLa sessione propone di analizzare come, nella rappresentazione cinematografia, lo spazio urbano devastato dal Secondo conflitto mondiale sia stato rappresentato concentrandosi sui concetti di teatralit\u00e0 e spazio performativo, intesi sia dal punto di vista del profilmico sia come meccanismi narrativi per una rappresentazione stilizzata e metaforica degli orrori della devastazione bellica. Lo spazio delle rovine diventa un palco della storia: per raccontarlo, registi e scenografi hanno pertanto sfruttato proprio l\u2019analogia teatrale.<br \/>\nQuesta prospettiva di analisi permette di affrontare sia le rappresentazioni della citt\u00e0 in guerra (siano esse le immagini \u201cin presa diretta\u201d del neorealismo oppure ricostruzioni in studio) ma anche di approfondire una precisa modalit\u00e0 drammaturgica, il metateatro (da Davanti a lui tremava tutta Roma a Le dernier metro, per citare alcuni esempi), tenendo conto della forza non solo iconografica del cinema ma anche delle sue potenzialit\u00e0 narrative.<br \/>\nGli aspetti attorno a cui si intende articolare la sessione sono:<br \/>\n1) la citt\u00e0 rasa al suolo come palco per una rappresentazione en plain air del dramma delle popolazioni coinvolte;<br \/>\n2) l\u2019uso e le modalit\u00e0 di rappresentazione degli spazi teatrali veri e propri nei film a tema bellico;<br \/>\n3) l\u2019adozione di strutture narrative meta-teatrali come dispositivo di racconto universale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.4: Cicatrici urbane. La memoria della guerra e il patrimonio costruito<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Juan Manuel Monterroso Montero, Bego\u00f1a Fern\u00e1ndez Rodr\u00edguez, Carla Fern\u00e1ndez Mart\u00ednez<\/p>\n<p><a href=\"mailto:juanmanuel.monterroso@usc.es\">juanmanuel.monterroso@usc.es<\/a>, <a href=\"mailto:begona.fernandez@usc.es\">begona.fernandez@usc.es<\/a>, <a href=\"mailto:fernandezcarla@uniovi.es\">fernandezcarla@uniovi.es<\/a><\/p>\n<p>La citt\u00e0 \u00e8 un luogo privilegiato della memoria. Riflette perfettamente le riflessioni che ciascuna comunit\u00e0 fa sul proprio passato e sui modi in cui \u00e8 ed \u00e8 stata rappresentata. Si tratta di luoghi attraverso i quali scorrono tensioni politiche e ideologiche, che determinano ci\u00f2 che viene ricordato e ci\u00f2 che viene dimenticato. \u00c8 per questo che, nel caso della guerra, questi luoghi dove, in un modo o nell\u2019altro, si perpetua la sua memoria, restano come cicatrici che ci hanno permesso fare del passato un documento vivo.<br \/>\nQuesta sessione propone che la citt\u00e0 sia vista come un complesso insieme di relazioni in cui il patrimonio costruito, i monumenti commemorativi, i progetti urbanistici, gli spazi religiosi, le opere d\u2019arte e immagini diverse servano per intravedere un passato sul quale imparare e riflettere.<br \/>\nSaranno accettate proposte che si riferiscono ad eventi bellici successivi al 1860 in qualsiasi citt\u00e0 del mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.5: Le citt\u00e0 europee e la guerra. Piani e trasformazioni in et\u00e0 contemporanea<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Gemma Belli, Andrea Maglio<\/p>\n<p><a href=\"mailto:gemma.belli@unina.it\">gemma.belli@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:andrea.maglio@unina.it\">andrea.maglio@unina.it<\/a><\/p>\n<p>In Europa, in et\u00e0 contemporanea, modalit\u00e0 belliche ed esigenze di ampliamento e di trasformazione delle citt\u00e0 hanno variamente interagito con mutamenti di forma, di struttura e di immagine. All\u2019inizio dell\u2019Ottocento, si individuano nuovi spazi per le funzioni militari, come il Campo di Marte, e contemporaneamente si avverte l\u2019esigenza di riprogettare luoghi e strutture con funzioni militari, quali porti, caserme, infrastrutture viarie, ecc. Nella seconda parte del secolo, il venire meno della necessit\u00e0 di numerosi elementi difensivi, quali ad esempio le mura, offre l\u2019occasione per ripensare la configurazione urbana, pure in concomitanza con la forte crescita demografica e con le nuove esigenze di modernizzazione. Nel Novecento, poi, le diverse modalit\u00e0 con cui vengono condotte le azioni offensive determinano una capacit\u00e0 di adattamento ancora pi\u00f9 evidente. La seconda guerra mondiale richiede la nascita di misure difensive come rifugi antiaerei, piani per l\u2019evacuazione e dispositivi per la sicurezza di abitanti, edifici e opere d\u2019arte, implicando anche un ripensamento della struttura del territorio e immaginando in alcuni casi la nascita di piccoli centri considerati meno vulnerabili. La fine della guerra, poi, segna il fiorire di ulteriori studi mirati a prevenire gli effetti di eventuali conflitti e volti a misurarsi con le condizioni della \u2018guerra fredda\u2019. La fine di quest\u2019ultima, infine, determinando una riorganizzazione delle alleanze (ad esempio la Nato), pone una serie di occasioni di riuso e ripensamenti, a fronte a casi di dismissione.<br \/>\nAnche in relazione alla riflessione avviata in altre sedi di dibattito scientifico, la sessione sollecita contributi in grado di legare il tema delle trasformazioni urbane di epoca contemporanea alle diverse modalit\u00e0 con cui sono stati condotti i conflitti in Europa negli ultimi due secoli, e alle misure richieste dalle paure di nuovi, possibili, catastrofici eventi bellici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.6: Luoghi di sepoltura, della memoria e paesaggi segnati dalla guerra. Storie e possibili futuri<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Gemma Belli, Angela D\u2019Agostino, Giovangiuseppe Vannelli<\/p>\n<p><a href=\"mailto:gemma.belli@unina.it\">gemma.belli@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:angela.dagostino@unina.it\">angela.dagostino@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:giovangiuseppe.vannelli@unina.it\">giovangiuseppe.vannelli@unina.it\u00a0<\/a><\/p>\n<p>Da sempre i conflitti hanno innescato ingenti trasformazioni nelle citt\u00e0 e nei paesaggi colpiti. Oltre alle dinamiche distruttive segnanti i territori in guerra, alcuni specifici processi edificanti ed edificatori hanno lasciato traccia delle dolenti memorie. Per di pi\u00f9 i territori della guerra hanno dovuto far fronte da sempre all\u2019esigenza di dare sepoltura ai tanti soldati caduti e a un numero pi\u00f9 o meno ingente di civili. Cos\u00ec, i fronti di guerra, le citt\u00e0 e i paesaggi tormentati dai combattimenti hanno variamente accolto: cimiteri di guerra temporanei, dove sono stati collocati i corpi dei caduti in attesa di essere ricondotti in patria; cimiteri per i prigionieri deceduti in attesa delle disposizioni definitive dei paesi di origine; cimiteri di guerra definitivi destinati a ospitare i militari morti sui campi di battaglia. Al contempo, durante e dopo il conflitto, gli spazi di sepoltura per i civili hanno subito non poche pressioni dense di ricadute, in termini materiali e immateriali, sulle citt\u00e0 e sui paesaggi colpiti.<br \/>\nInoltre, al termine delle guerre, sono realizzati edifici o grandiosi complessi architettonici in onore dei caduti, per celebrarne il culto con cerimonie di massa e commemorarne la figura con l\u2019obiettivo di ricordarne il sacrificio e la morte in battaglia. Tali luoghi hanno connotato i paesaggi naturali e storici in una chiave fortemente simbolica ed evocativa.<br \/>\nAnche in relazione a studi e ricerche in corso nell\u2019Ateneo fridericiano, la sessione sollecita contributi volti a ricostruire alcuni tasselli di un variegato e composito panorama costituito da migliaia tra cimiteri e memoriali destinati a militari e civili morti in guerra, osservandoli nel loro rapporto con le citt\u00e0 e i paesaggi, con i simboli e l\u2019idea di sacro dei rispettivi paesi, nonch\u00e9 con l\u2019immaginario delle comunit\u00e0. Inoltre, la sessione sollecita riflessioni circa i destini di tali luoghi da riconsiderare nelle dinamiche urbane contemporanee come possibili spazi di convivenza di memorie e nuovi usi, patrimoni identitari e nuovi paesaggi delle citt\u00e0 dei vivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.7: Complessi scultorei medievali all\u2019indomani della Seconda Guerra Mondiale tra distruzioni, dispersioni e restituzioni. L\u2019impatto sulle metodologie e sugli strumenti di ricerca<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Paola Vitolo, Antonella Dentamaro<\/p>\n<p><a href=\"mailto:paola.vitolo@unina.it\">paola.vitolo@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:antonella.dentamaro@unina.it\">antonella.dentamaro@unina.it<\/a><\/p>\n<p>Le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale hanno rappresentato, in tempi relativamente recenti rispetto allo sviluppo della moderna storiografia artistica, uno spartiacque nel processo di indagine dei complessi scultorei medievali. All\u2019indomani della fine del conflitto, la perdita dei materiali per un verso, gli interventi di restauro e ricostruzione per un altro hanno modificato in maniera spesso profonda e irrimediabile opere e micro-contesti architettonici e decorativi (cappelle, altari\u2026), con un impatto significativo sull\u2019approccio critico alla materia e, prima ancora, sul senso di identit\u00e0 legato ai luoghi nonch\u00e9 sulle categorie di rappresentazione degli spazi. Al tempo stesso, questi interventi hanno rappresentato in alcuni casi l\u2019occasione per importanti scoperte sulle condizioni materiali delle opere, rivelando ad esempio segni di integrazioni operati nel corso dei secoli ai contesti originari, casi di reimpieghi, opere rimaste celate etc.<br \/>\nQuanto \u00e8 andato irrimediabilmente perduto nel corso della Seconda Guerra Mondiale? Qual \u00e8 stato l\u2019impatto delle ricostruzioni sull\u2019iconografia dei luoghi? Quanto sopravvive ancora, in stato frammentario, in musei e collezioni private? Quali contesti potrebbero essere materialmente ricomposti o ricostruiti attraverso le immagini storiche e il supporto delle ricostruzioni virtuali? In che misura, per altro verso, gli interventi post-bellici hanno rappresentato un\u2019opportunit\u00e0 di ricerca scientifica?<br \/>\nLa sessione mira ad indagare, attraverso la discussione di casi di studio, in che modo e in che misura la Seconda Guerra Mondiale abbia condizionato e posto nuove questioni metodologiche nel settore degli studi sulla scultura medievale.<br \/>\nLa sessione si inserisce nelle attivit\u00e0 del progetto MemId (Memoria e Identit\u00e0. Memoria e identit\u00e0. Riuso, rilavorazione e riallestimento della scultura medievale in Et\u00e0 moderna, tra ricerca storica e nuove tecnologie, FISR 2019).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.8: Residenze reali in guerra. Conoscenza, restauro e valorizzazione di architetture e paesaggi storici<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Viviana Saitto, Mariarosaria Villani, Massimo Visone<\/p>\n<p><a href=\"mailto:viviana.saitto@unina.it\">viviana.saitto@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:mariarosaria.villani@unina.it\">mariarosaria.villani@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:massimo.visone@unina.it\">massimo.visone@unina.it<\/a><\/p>\n<p>I palazzi e le grandi residenze reali sono stati spesso citt\u00e0 nelle citt\u00e0, costituendo poli urbani alternativi alla capitale. Questi complessi architettonici hanno avviato processi di antropizzazione e di inurbamento che hanno inciso sull\u2019evoluzione del paesaggio. Palazzi e parchi di corte vantano una ricca fortuna critica relativa alla loro fondazione, all\u2019iconografia urbana e al loro ruolo sul territorio. Altri aspetti risultano ancora meno indagati, come ad esempio il proprio ruolo negli anni di guerra. I luoghi della corte hanno svolto infatti la funzione di presidi militari, sono stati teatri di conflitti bellici, sedi delle forze armate, siti assediati dalla popolazione, spazi di ricovero di persone e beni culturali, testimoni di trattati. Questi eventi hanno lasciato fonti e documentazione iconografica e cartografica, hanno segnato il patrimonio architettonico e paesaggistico e hanno inciso sugli allestimenti e sulla loro musealizzazione. La sessione intende guardare al tema sotto diversi punti di vista, quali quello della storia, dei restauri e degli allestimenti di tali siti, che sono stati variamente reinterpretati a seguito di eventi bellici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.9: \u2018My City of Ruins\u2019. Raccontare, rappresentare, tornare a vivere<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Giovanni Menna, Gianluigi de Martino<\/p>\n<p><a href=\"mailto:giovanni.menna@unina.it\">giovanni.menna@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:gianluigi.demartino@unina.it\">gianluigi.demartino@unina.it<\/a><\/p>\n<p>Costellazioni di rovine o di macerie create dall\u2019irruzione della guerra nella vita delle citt\u00e0 sono il lascito che pietrifica il segno o il ricordo della morte. Allo stesso modo strutture militari abbandonate nel territorio extraurbano hanno contribuito a ridefinire il paesaggio instillando in esso un sentimento di malinconia o di risentimento.<br \/>\nLa sessione non si rivolge solo a storici e critici dell\u2019architettura e del paesaggio, ma anche ad antropologi, a storici della cultura e delle mentalit\u00e0, a studiosi di storia sociale e di storia della letteratura e delle arti visive, e si propone di ospitare saggi che si prefiggono tre possibili obiettivi:<br \/>\n&#8211; affrontare in sede teorica il tema della modificazione del senso individuale e collettiva di appartenenza a un luogo o a una citt\u00e0 in presenza di rovine di guerra;<br \/>\n&#8211; presentare alcuni casi studio ritenuti emblematici dei molti modi possibili attraverso i quali prende o riprende la vita nelle citt\u00e0 il cui volto \u00e8 stato sfigurato dai segni della distruzione;<br \/>\n&#8211; raccontare il modo in cui le comunit\u00e0 hanno raccontato &#8211; e ancora raccontano- attraverso interventi sulle pietre, ma anche con le parole o con le immagini il modo in cui la violenza degli eserciti ha segnato i territori urbani o extraurbano ma non ha sconfitto coloro che li abitano: un modo di ricordare per resistere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.10: Fabbriche e lavoro. La rappresentazione dello spazio urbano-industriale al tempo della guerra e al tempo della pace<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Francesca Castan\u00f2, Maddalena Chimisso, Roberto Parisi<\/p>\n<p><a href=\"mailto:francesca.castano@unicampania.it\">francesca.castano@unicampania.it<\/a>, <a href=\"mailto:maddalena.chimisso@unimol.it\">maddalena.chimisso@unimol.it<\/a>, <a href=\"mailto:roberto.parisi@unimol.it\">roberto.parisi@unimol.it<\/a><\/p>\n<p>Le strette relazioni che intercorrono tra luoghi di produzione e spazi urbani, tra classe lavoratrice e territorio, tra processi produttivi e modelli di consumo, evidenziano la crucialit\u00e0 della fabbrica, tanto nei teatri di guerra, quanto nei programmi di pace. A partire dalla rivoluzione industriale e fino all\u2019attualit\u00e0 essa si fa interprete e testimone della trama evolutiva della societ\u00e0, incarnando di volta in volta le mutazioni politiche e le visioni capitalistiche dalle quali sarebbero dipesi in larga parte gli squilibri bellici. In questo quadro il rapporto tra citt\u00e0 e fabbrica si consolida attraverso una crescita esponenziale, che aggrega spazi produttivi, spazi di vita e mercati di consumo e che ne eleva al contempo anche il grado di vulnerabilit\u00e0 in tempo di guerra. Analogamente i processi di ricostruzione, riconversione, rinascita dei territori feriti tentano, non senza difficolt\u00e0 e opposizioni, di rifondare tale rapporto sulla base di perseveranti economie di pace, capaci di rimettere ai governi i poteri fondamentali, quali su tutti, lavoro, democrazia, cultura, come promossi, a esempio, dalla filosofia comunitaria olivettiana, che rese quanto mai concreta la coesistenza di queste fondamentali valenze.<br \/>\nLa sessione intende raccogliere i contributi che, attraverso l\u2019iconografia della citt\u00e0, indaghino nel corso della storia contemporanea casi di fabbriche nazionali e internazionali impegnate nell\u2019industria bellica, con un approccio scalare in grado di intercettare tanto l\u2019incidenza sui contesti urbani e sul paesaggio, che l\u2019impatto sulla vita quotidiana, attraverso la serie di produzioni: oggetti, strumenti, materiali da cui \u00e8 derivata una nuova idea di modernit\u00e0 e comfort domestici. Analogamente si porranno in luce significative storie industriali incentrate su nuove qualit\u00e0 spaziali e relazionali, in cui cambiano l\u2019organizzazione del lavoro, l\u2019impiego delle tecnologie, l\u2019integrazione e l\u2019inclusione, con mutamenti che in tempo di pace coinvolgono progressivamente tutta la societ\u00e0 e i valori e la cultura che la esprimono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione C.11: Post-war reconstruction in Italy 1945-1958<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Alessandro Castagnaro, Luca Guido<\/p>\n<p><a href=\"mailto:alessandro.castagnaro@unina.it\">alessandro.castagnaro@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:lucguido@gmail.com\">lucguido@gmail.com<\/a><\/p>\n<p>Gli anni che seguono la fine della seconda guerra mondiale rappresentano uno dei periodi pi\u00f9 interessanti dell\u2019architettura italiana contemporanea. Da un lato la ricostruzione impone nuove riflessioni progettuali, dall\u2019altro la societ\u00e0 italiana deve fare i conti con il passato, mettendo da parte la retorica del regime.<br \/>\nNumerosi articoli, saggi e pubblicazioni hanno cercato di analizzare questi anni, portando alla luce il lavoro dei principali protagonisti del periodo. Tuttavia ancora molto resta da fare sul profilo storico-critico e, soprattutto, resta ancora da capire come gli insegnamenti dei maestri si siano riverberati lontano dai centri culturali principali nell\u2019operato di professionisti meno noti e nell\u2019azione quotidiana della professione.<br \/>\nMolto spesso la storiografia si \u00e8 soffermata sull\u2019opera dei personaggi emergenti trascurando quel patrimonio architettonico, cosiddetto minore, che rappresenta una sorta di prosa architettonica, come ha sostenuto Roberto Pane nel 1959 in Citt\u00e0 antiche Edilizia Nuova: \u201cLa distinzione tra poesia e letteratura architettonica trova la sua migliore conferma nella constatazione [\u2026] che non sono i pochi monumenti d&#8217;eccezione a creare l&#8217;ambiente delle nostre antiche citt\u00e0 ma le tante opere tendenti ad esprimere un particolare valore corale ed a fornire quindi, l&#8217;impronta peculiare di una civilt\u00e0.\u201d (R. Pane)<br \/>\nQuesto concetto della letteratura architettonica \u00e8 stato da molti favorevolmente accolto, ma giover\u00e0 svilupparne ulteriori chiarimenti ed esempi. Molto si \u00e8 detto sulle trasformazioni urbane e sulle politiche abitative nelle grandi citt\u00e0. Cosa succede invece nelle campagne e nei paesi? Come tecnologie e materiali utilizzati in altri contesti nazionali modificano o integrano la tradizione costruttiva italiana? Cosa ha prodotto l\u2019industria del turismo e come ha influenzato l\u2019architettura? Qual \u00e8 il contributo di architetti e ingegneri che hanno progettato fabbriche, capannoni, edifici per uffici per societ\u00e0 pubbliche o compagnie private? Chi sono i committenti e come sono in grado di influenzare i progettisti coinvolti in operazioni speculative? Quali sono state le principali pubblicazioni teorico-critiche del periodo e come hanno influenzato la storiografia, l\u2019iconografia e le riviste specializzate? Queste domande sono solo alcuni esempi dei temi su cui si vorrebbe discutere. Per questi motivi, la sessione intende focalizzarsi sul contributo di architetti e ingegneri meno indagati dalla storiografia ma che, con la loro opera, hanno sviluppato nuovi temi o hanno contribuito al dibattito architettonico in maniera significativa e singolare. I paper dovranno cercare di confrontare casi studi specifici (opere e\/o autori) per riconnetterli ai dibattiti pi\u00f9 significativi che agitano il periodo in questione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MACROSESSIONE D<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Antonella di Luggo, Ornella Zerlenga<\/p>\n<p><a href=\"mailto:antonella.diluggo@unina.it\">antonella.diluggo@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:ornella.zerlenga@unicampania.it\">ornella.zerlenga@unicampania.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Disegni di citt\u00e0 in guerra: realt\u00e0 costituite, immagini, memorie<\/strong><br \/>\nDal pensiero teorico sotteso alla costruzione del progetto, alle testimonianze di cultura visuale, fino alle recenti e spregiudicate applicazioni delle tecnologie digitali, il settore disciplinare del Disegno vuole interrogarsi sul ruolo della Rappresentazione tanto nella formulazione del progetto della difesa, quanto nel produrre immagini di guerra e\/o nel documentare permanenze di contesti urbani interessati da eventi bellici. La macrosessione intende cos\u00ec avviare un dibattito attorno ai seguenti temi: la configurazione del progetto della citt\u00e0 in guerra in relazione alle specificit\u00e0 dei luoghi; il complesso delle \u2018architetture\u2019 immateriali capaci di trasmettere messaggi ma anche di fornire testimonianze visibili\/immagini\/istantanee dell\u2019evento bellico; i metodi e i processi di indagine conoscitiva delle tracce della citt\u00e0 modificata, delle architetture o di spazi urbani danneggiati da eventi bellici attraverso l\u2019impiego delle pi\u00f9 recenti tecnologie di rilievo, rappresentazione e narrazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione D.1: Fortificazioni e difese, fra casi studio e teorie<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Antonella di Luggo, Ornella Zerlenga<\/p>\n<p><a href=\"mailto:antonella.diluggo@unina.it\">antonella.diluggo@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:ornella.zerlenga@unicampania.it\">ornella.zerlenga@unicampania.it<\/a><\/p>\n<p>La sessione intende accogliere proposte relative a studi e ricerche condotte sul disegno di progetto dei sistemi di fortificazione e di difesa che, in forme e in modi differenti, sono stati pensati per garantire, nei secoli, la salvaguardia e la tutela di luoghi e di citt\u00e0. Molteplici, infatti, possono essere le tipologie e le forme spaziali attraverso cui interpretare il tema. Fra queste si annoverano murazioni, torri di avvistamento, fortini, fortezze, sistemi difensivi, ecc., che concorrono a delineare particolari immagini di citt\u00e0 nonch\u00e9 a costituire elementi predominanti e riconoscibili di un territorio. Progetti di artefatti pensati per la difesa ma anche per l\u2019attacco, tant\u2019\u00e8 che dal XVI al XVIII secolo ampia \u00e8 la produzione della trattatistica sull\u2019architettura militare in cui il progetto fonda il suo controllo sulla conoscenza delle discipline del disegno e della geometria non solo per l\u2019elaborazione \u201cin carta\u201d, ma anche per la trasposizione \u201cin terra\u201d della forma difensiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione D.2: La rappresentazione della guerra, fra simbolismo e cultura visuale<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Daniela Palomba, Maria Ines Pascariello<\/p>\n<p><a href=\"mailto:daniela.palomba@unina.it\">daniela.palomba@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:mipascar@unina.it\">mipascar@unina.it<\/a><\/p>\n<p>La sessione intende accogliere proposte relative a studi e ricerche condotte sul simbolismo sotteso alla rappresentazione della guerra e alle sue ricadute in termini di illustrazione, visualit\u00e0, narrazione e comunicazione. A partire da ci\u00f2 che la guerra rappresenta nell\u2019immaginario sociale \u2013 da mezzo di sopraffazione e di attacco a necessit\u00e0 di difesa e di sicurezza; dal sentimento di paura a quello di esaltazione; dal dolore alla responsabilit\u00e0 civile ed etica \u2013 molteplici ed articolati, spesso contrastanti, sono stati e sono gli strumenti per dare forma visuale alle percezioni ed emozioni collettive. Pittura di guerra, volantini di propaganda, fotografia, documentari, mappe, media e simboli grafici costituiscono cos\u00ec un complesso di \u2018architetture\u2019 immateriali capaci di trasmettere messaggi ma anche e soprattutto di fornire testimonianze visibili \/ immagini \/ istantanee tanto dell\u2019evento bellico e del luogo in cui si \u00e8 svolto, quanto della figurazione del pensiero che lo ha accompagnato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione D.3: Tracce della memoria cittadina, fra contemporaneo e tecnologie digitali<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Vincenzo Cirillo, Simona Scandurra<\/p>\n<p><a href=\"mailto:vincenzo.cirillo@unicampania.it\">vincenzo.cirillo@unicampania.it<\/a>, <a href=\"mailto:simona.scandurra@unina.it\">simona.scandurra@unina.it<\/a><\/p>\n<p>La sessione intende accogliere proposte relative a studi e ricerche condotte sulle tracce, sui frammenti di architetture e citt\u00e0, su quel che resta di territori fortemente danneggiati o per effetto delle guerre, o per effetto del tempo e delle trasformazioni che i luoghi hanno subito. Sono questi gli ambiti in cui possono essere impiegate le tecnologie della contemporaneit\u00e0 per conoscere e documentare tali testimonianze.<br \/>\nIl disegno e la rappresentazione consentono di descrivere quel che resta delle tracce delle memorie cittadine, raccontare le trasformazioni subite, ma anche dar luogo a figurazioni di strutture ormai distrutte. Si accolgono, pertanto, riflessioni su metodi e processi di indagine conoscitiva delle tracce della citt\u00e0 fortificata e delle architetture o spazi urbani danneggiati da eventi bellici attraverso l\u2019impiego delle pi\u00f9 recenti tecnologie di rilievo, rappresentazione e narrazione dei contesti citati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MACROSESSIONE E<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Renata Picone, Valentina Russo<\/p>\n<p><a href=\"mailto:renata.picone@unina.it\">renata.picone@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:valentina.russo@unina.it\">valentina.russo@unina.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Restauro e Guerra<\/strong><br \/>\nLa macrosessione intende approfondire le problematiche teoretiche e tecniche relative alla trasformazione dei nuclei urbani storici e dei piccoli borghi in relazione alle dinamiche di alterazione e distruzione provocate da conflitti bellici. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di delineare casi studio, protagonisti, soluzioni e modalit\u00e0 di gestione anche alla luce del dibattito culturale, che inevitabilmente ad ogni conflitto produce nuove istanze e aggiornamenti. Verranno affrontate questioni relative a conflitti di ogni tempo, con particolare riferimento a: restauro e valorizzazione delle testimonianze architettoniche di conflitti bellici (fortificazioni, bunker, ecc.); ideazione e realizzazione di dispositivi per la protezione del patrimonio delle citt\u00e0 in caso di conflitto; perdite del patrimonio monumentale e dell\u2019aggregato urbano e trasformazioni del paesaggio; remissione dai danni bellici a conflitto terminato e strategie di restauro e conservazione del patrimonio architettonico, archeologico e urbano, inserito nei relativi contesti paesaggistici; dibattiti, progetti e interventi in ambito nazionale e internazionale riguardo all\u2019integrazione del nuovo entro parti urbane rovinate dalle azioni belliche; fattori identitari, memoria collettiva e ricadute sui programmi di remissione dai danni bellici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione E1: Difese\/offese belliche. Restauri, ricostruzioni, trasformazioni delle strutture difensive e dei loro contesti paesaggistici<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Bianca Gioia Marino, Marco Pretelli, Andrea Ugolini<\/p>\n<p><a href=\"mailto:bianca.marino@unina.it\">bianca.marino@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:marco.pretelli@unibo.it\">marco.pretelli@unibo.it<\/a>, <a href=\"mailto:a.ugolini@unibo.it\">a.ugolini@unibo.it<\/a><\/p>\n<p>Rocche, castelli e cinte fortificate costituiscono un corpus testimoniale di straordinario interesse architettonico e culturale attraverso cui \u00e8 possibile rileggere la memoria storica e le dinamiche insediative di un territorio; un corpus indispensabile per capire le modalit\u00e0 di presidio di un luogo in relazione al suo contesto fisico che, da sempre, ha condizionato reperibilit\u00e0 dei materiali, forme e assetti per assecondare la morfologia dei siti; testimonianze dal forte carattere identitario in quanto legate alla dimensione storico paesaggistica.<br \/>\nIl crescente interesse per tale tipo di patrimonio \u00e8 testimoniato anche dall\u2019adozione, nel 2021, le ICOMOS Guidelines on Fortification and Militar Heritage, un documento d\u2019indirizzo a livello internazionale per la loro protezione, conservazione, interpretazione e salvaguardia. Proprio per la loro funzione difensiva sono da sempre state, nel corso della storia, obiettivo di conquista e dunque di distruzioni, cui sono seguiti, anche in differita, risarcimenti, ricostruzioni, trasformazioni e restauri.<br \/>\nLa sessione intende accogliere tutti quei contributi che riguardino criticamente le vicende di manufatti difensivi e di luoghi fortificati che siano stati, nel corso della storia e fino alla contemporaneit\u00e0, oggetto di abbandono e\/o di progetti storici e moderni di riuso o di adattamento al mutare delle condizioni di offesa. L\u2019interesse \u00e8 pure esteso alle trasformazioni di quei paesaggi (urbani e non), in qualche modo relazionati alle strutture, agli interventi di restauro e\/o ricostruzione, nonch\u00e9 alle azioni di valorizzazione del patrimonio fortificato, incluse quelle che hanno messo in rilievo gli aspetti del ruolo dell\u2019architettura difensiva nell\u2019ambito dell\u2019evento bellico, con impatto della loro funzione a scala paesaggistica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione E2: Il senso dei Luoghi, non Luoghi, nel secondo dopoguerra. Il caso Germania e l\u2019attualit\u00e0<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Roberta Fonti, Raffaele Amore<\/p>\n<p><a href=\"mailto:roberta.fonti@icluod.com\">roberta.fonti@icluod.com<\/a>,<a href=\"mailto:raffaele.amore@unina.it\"> raffaele.amore@unina.it<\/a><\/p>\n<p>Ad ottant\u2019anni dallo scoppio del secondo conflitto mondiale, le problematiche operative e le scelte ricostruttive per beni monumentali offesi dalla guerra in tutta Europa sono ancor\u2019oggi di straordinaria attualit\u00e0.<br \/>\nNuovi metodi di aggressione ed eventi eccezionali a carattere naturale hanno messo in crisi i modelli e le metodologie di intervento consolidate nella prassi del ricostruire, ponendo gli specialisti e le comunit\u00e0 locali di fronte a nuove sfide e scelte non convenzionali.<br \/>\nLa sessione si propone, quindi, l\u2019obiettivo di accogliere, attraverso casi studio, una selezione di contributi critici dedicati ai diversi approcci culturali ed alle conseguenti scelte tecniche che hanno guidato gli interventi di restauro architettonico e urbano delle citt\u00e0 tedesche distrutte dai bombardamenti e che, oggi, guidano molti degli interventi proposti per i recenti conflitti bellici.<br \/>\nIl tutto, anche con l\u2019obiettivo di contribuire ad una rilettura di interventi ricostruttivi pi\u00f9 o meno noti, ed approfondire la conoscenza delle variegate e diversificate modalit\u00e0 operative utilizzate nel secondo dopo guerra in Germania, ed ancora poco codificate, e loro riverbero su situazioni contingenti di recupero e ricostruzione post-bellica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione E3: L\u2019alba della ricostruzione nelle citt\u00e0 storiche italiane: piani e tessuti urbani tra distruzioni, trasformazioni e istanze di tutela, 1944-1954<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Andrea Pane, Carlotta Coccoli<\/p>\n<p><a href=\"mailto:andrea.pane@unina.it\">andrea.pane@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:carlotta.coccoli@unibs.it\">carlotta.coccoli@unibs.it<\/a><\/p>\n<p>All\u2019indomani della conclusione del secondo conflitto mondiale, con le citt\u00e0 storiche italiane devastate dai bombardamenti e dalle occupazioni, si pone l\u2019immediata esigenza della remissione dei danni bellici, del restauro di alcuni monumenti simbolici e, soprattutto, della casa e del lavoro. Mentre si affacciano grandi speranze per un nuovo cammino dell\u2019urbanistica, alla luce della recente approvazione della legge del 1942, si consuma gi\u00e0 un primo fallimento con l\u2019approvazione della legge Ruini sui piani di ricostruzione nell\u2019inverno 1945. Si tratta di un vero e proprio \u00abpasso indietro\u00bb, come dir\u00e0 in seguito Luigi Piccinato, rispetto alle aspettative di una ricostruzione \u201cetica\u201d, che tuttavia orienter\u00e0 le trasformazioni di decine di citt\u00e0 italiane, grandi e piccole. I piani sommariamente redatti a valle di questa legge determineranno, nei fatti, il nuovo volto delle citt\u00e0, decretando sommariamente la scomparsa di notevoli porzioni di tessuti urbani storici e aprendo la strada, in molti casi, alla speculazione edilizia. Numerosi saranno tuttavia i dibattiti e le prese di posizione nei confronti delle distorsioni prodotte da questi strumenti, che definiranno il cammino per una prima, parziale svolta, che avverr\u00e0 con il decreto interministeriale n. 391 del 1954, che imporr\u00e0 l\u2019adozione del piano regolatore redatto secondo la legge del 1942 in cento citt\u00e0 italiane. Obiettivo della sessione \u00e8 dunque approfondire questi dieci anni (1944-1954) cruciali per la ricostruzione delle citt\u00e0 storiche italiane, focalizzando in particolare, attraverso la genesi dei piani di ricostruzione e la loro prime applicazioni, il destino dei tessuti urbani non ancora considerati alla stregua di \u201cmonumenti\u201d ma sui quali si formeranno, proprio in contrasto con le tumultuose trasformazioni urbane, le prime embrionali istanze di tutela.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione E.4: Ruderi di guerra, archeologie e vuoti urbani nella citt\u00e0 stratificata<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Stefania Pollone, Lia Romano<\/p>\n<p><a href=\"mailto:stefania.pollone2@unina.it\">stefania.pollone2@unina.it<\/a>, <a href=\"mailto:lia.romano2@unina.it\">lia.romano2@unina.it<\/a><\/p>\n<p>I conflitti bellici del XX secolo, caratterizzati dal massivo ricorso a bombardamenti aerei, hanno lasciato ferite ancora oggi riconoscibili entro il tessuto urbano della citt\u00e0 storica. Queste sono riconducibili alla presenza di architetture o siti ridotti allo stato di rudere, ma anche di testimonianze archeologiche emerse a seguito delle operazioni di remissione dei danni e di vuoti urbani, derivanti da azioni di demolizione. Tali contesti appaiono spesso privati dei significati e delle relazioni fisiche e percettive con gli ambiti urbani in cui si inseriscono e con le comunit\u00e0, non sempre in grado di riconoscerne i valori.<br \/>\nRispetto a questo campo di indagine, la sessione intende accogliere proposte, anche a carattere interdisciplinare e inerenti a temi e contesti senza limitazione geografica, che siano volte a indagare aspetti connessi alla conoscenza, all\u2019interpretazione critica, alla conservazione e al progetto per questi patrimoni \u201cdifficili\u201d.<br \/>\nIn particolare, si potranno approfondire aspetti teoretici e operativi che facciano riferimento alle seguenti questioni:<br \/>\n&#8211; Quale significato assumono nel presente o hanno assunto nei decenni trascorsi le rovine di guerra entro la citt\u00e0 storica e nella memoria collettiva?<br \/>\n&#8211; Quali modi possono ravvisarsi nella conservazione e nell\u2019integrazione di parti frammentate dalla guerra e quali indirizzi concettuali e operativi appaiono sostanziarli?<br \/>\n&#8211; Quale relazione appare definirsi, anche dalla lettura di esperienze recenti, tra architetture rovinate dai conflitti e vuoti determinatisi nella citt\u00e0 storica? Quali modalit\u00e0 emergono nella costruzione di nuove narrative urbane?<br \/>\n&#8211; Quale dialettica \u00e8 andata definendosi tra le evidenze archeologiche emerse durante le fasi di ricostruzione postbellica, i ruderi e il progetto del nuovo?<br \/>\n&#8211; Quali strategie, anche riconducibili alle digital humanities, contribuiscono a favorire la comprensione delle parti architettoniche sopravvissute alle distruzioni, con i loro significati, e a comunicare la presenza immateriale di quanto si \u00e8 perso a causa degli eventi bellici e, eventualmente, postbellici?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione E.5: Ruderi in guerra. Protezione, danni e restauri dei siti archeologici<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Zaira Barone, Luigi Veronese<\/p>\n<p><a href=\"mailto:zaira.barone@unipa.it\">zaira.barone@unipa.it<\/a>, <a href=\"mailto:luigi.veronese2@unina.it\">luigi.veronese2@unina.it<\/a><\/p>\n<p>La presente sessione intende indagare l\u2019impatto delle vicende belliche sul patrimonio costruito archeologico, con particolare riferimento ai processi legati alla protezione, alla catalogazione dei danni e dei saccheggi e alle pratiche di restauro. Recenti studi hanno chiarito i processi di distruzione e ricostruzione in grandi siti quali Pompei e Villa Adriana a Tivoli durante la Seconda Guerra mondiale. Molto meno spazio \u00e8 stato invece dedicato, negli studi storiografici, ma anche archeologici e di storia dell\u2019architettura, ai danni subiti dalle aree archeologiche urbane ed extraurbane durante i conflitti bellici. La sessione si propone, quindi, di raccogliere casi studio che, utilizzando il documento fotografico, iconografico e cartografico come principale strumento d\u2019indagine, permettano un avanzamento delle conoscenze per una triplice finalit\u00e0: 1) mappare i danni bellici dei siti archeologici, ancora spesso inediti; 2) chiarire tecniche, modalit\u00e0 e protocolli di protezione e intervento per le aree archeologiche, che spesso in previsione di conflitti bellici sembrano messe in secondo piano rispetto alle collezioni museali e ai \u201cgrandi monumenti\u201d; 3) ricostruire i processi gestionali e le tecniche di intervento nella fase di ricostruzione in relazione al coevo dibattito sul restauro, anche con un\u2019apertura cronologica che possa spaziare dai conflitti del Novecento a quelli recenti che ancora interessano numerose aree del pianeta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sessione E.6: Bombe su Palermo: i sistemi difensivi, le enunciazioni concettuali e la pratica del restauro dei monumenti nel secondo dopoguerra in Sicilia<\/strong><br \/>\nCoordinatori: Gaspare Massimo Ventimiglia, Raffaele Amore<\/p>\n<p><a href=\"mailto:gasparemassimo.ventimiglia@unipa.it\">gasparemassimo.ventimiglia@unipa.it<\/a>, <a href=\"mailto:raffaele.amore@unina.it\">raffaele.amore@unina.it<\/a><\/p>\n<p>La tragica serie di bombardamenti di Palermo nel corso dei raid aerei dei primi anni \u201940 del Novecento ha provocato estese lacerazioni al tessuto urbano della citt\u00e0 e il danneggiamento dei suoi monumenti. Tra le architetture gravemente segnate dalle distruzioni sono anche i palazzi Abatellis e Sclafani, e le chiese della Magione, del Ges\u00f9, dell\u2019Annunziata, di Santa Maria della Catena, di San Giorgio dei Genovesi, di Santa Maria la Nova e di San Francesco, solo per citare alcuni dei monumenti pi\u00f9 noti rimasti danneggiati.<br \/>\nLa sezione intende raccogliere le ricostruzioni storiche dei drammatici avvenimenti di quegli anni, dando spazio a ricordi, testimonianze, cronache, resoconti che consentano di tratteggiare anche il quadro culturale, politico e sociale del tempo. Saranno accolti i contributi inerenti alle esperienze di salvaguardia e di protezione del patrimonio di opere d\u2019arte e d\u2019architettura, ma anche gli studi relativi alle fortificazioni militari o alle infrastrutture difensive che propongano analisi e riflessioni per la loro conservazione e valorizzazione.<br \/>\nL\u2019obiettivo \u00e8 soprattutto quello di porre in risalto i significativi casi di studio, i protagonisti e gli interpreti del restauro costretti a confrontarsi con il lacerato aggregato urbano e le fabbriche architettoniche lacunose, l\u2019atteggiamento degli enti proposti alla tutela rispetto alle norme e alle carte del restauro gi\u00e0 formulate prima del secondo conflitto bellico, le elaborazioni teoriche e le scelte d\u2019intervento anche alla luce del dibattito nazionale ed europeo sulle tematiche della conservazione, le tecniche di restauro del patrimonio architettonico ma anche i programmi urbanistici d\u2019intervento che negli anni seguenti saranno elaborati per il risanamento della citt\u00e0 storica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0<a href=\"http:\/\/www.diarc.sda.unina.it\/ocs2\/index.php\/progetto\/progetto2018\/about\/submissions\">&gt;&gt;&gt; Invia una proposta\u00a0<\/a> \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <a href=\"https:\/\/www.iconografiacittaeuropea.unina.it\/cms\/english-version\/\">\u00a0&gt;&gt;&gt; english version<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MACROSESSIONE A Coordinatori: Bianca Ferrara, Federico Rausa bianca.ferrara@unina.it, federico.rausa@unina.it Archeologia e guerra: contesti, cultura materiale, iconografia, testimonianze letterarie Nel mondo antico la guerra fu uno degli eventi in grado di condizionare come pochi altri la vita delle citt\u00e0 e dei loro abitanti. 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