
La splendida coppia di vedute, centrate specularmente sulla collina di San Martino, sono state definite da Pierre Rosenberg «le più belle rappresentazioni della città in tutta la pittura del XVIII secolo». Sono note in diverse versioni: qui si presentano quelle più antiche, parte della collezione privata del duca di Northumberland, mentre il Louvre ne conserva due di dimensioni e contenuto sensibilmente differenti (99 x 197 Napoli da Mergellina, 100 x 198 Napoli dalla Marinella, firmata e datata 1748).
Le immagini sono state scelte come paradigmatiche perché – come nota de Seta – Vernet «istituzionalizza la coppia di vedute per illustrare la città a metà Settecento», restituendo un quadro nitido di Napoli, che non può essere più rappresentata solo da oriente per il recente e significativo sviluppo oltre il Castel dell’Ovo. Nella prima tela, Napoli dalla Marinella, alle spalle delle scene di genere è l’imponente bastione del castello del Carmine, oggi scomparso, limite della città urbanizzata ad oriente: da quel punto si sviluppa la struttura della città, dominata dall’imponente mole di Castel Sant’Elmo e dalla Certosa di San Martino. Lungo l’arco costiero sono riconoscibili alcune architetture, come la Dogana della Farina nell’area portuale e, immediatamente adiacente, il Castel Nuovo. Meno nitida è la rappresentazione della Lanterna e della Torre di San Vincenzo, demolita qualche anno più tardi. Chiude la figurazione il Castel dell’Ovo.
Nella seconda immagine, il primo piano è ancora occupato da scene di genere – pescatori al lavoro, nobili a passeggio – ed il punto di vista scelto è ai piedi delle rampe di Sant’Antonio. Questa felice inquadratura, poi ripresa in diverse incisioni, registra tutti i Palazzi alla Riviera che si affacciano direttamente sulla spiaggia prima della sistemazione con 13 fontane ed alberi voluta dal viceré duca di Medinacoeli; quasi al centro del dipinto sono la chiesa di san Giuseppe e quella – oggi scomparsa – di San Leonardo. L’altura di Pizzofalcone, alle spalle della quale è il Vesuvio fumante, è dominata dalla cupola di Santa Maria degli Angeli.
Figlio di un artigiano – il padre era pittore di carrozze – Vernet fu a Roma per un lungo soggiorno durato dal 1734 al 1753: nel corso di questi anni si recò più volte a Napoli, soprattutto durante il regno di Carlo, probabilmente su invito del marchese dell’Hôpital.
[Marco Iuliano]
| Città | Napoli |
| Autore | Vernet, Claude Joseph (1714-1789) |
| Soggetto | Napoli. Vedute dal mare |
| Ambito Cronologico | 1746 circa |
| Collocazione | collezione privata |
| Tipologia | veduta |
| Tecnica | olio |
| Editore | |
| Luogo Edizione | |
| Scala | |
| Iscrizioni | |
| Dimensione | 76x155 |
| Supporto | tela |
| Nazione | Italia |
| Rif.CD | 1394 |
| Bibliografia | N. Spinosa, L. Di Mauro, "Vedute napoletane del Settecento", Milano 1989; P. Bédarida, P. Rosenberg, "Claude-Joseph Vernet", scheda in "All’ombra del Vesuvio. Napoli nella veduta europea dal Quattrocento all’Ottocento", catalogo della mostra (Napoli, 1990), Napoli 1990, pp. 427-430; C. de Seta, "Napoli fra Rinascimento e illuminismo", Napoli 1991, II ed. 1997; M. Iuliano, scheda, in 'Iconografia delle città in Campania. Napoli e i centri della provincia”, a cura di C. de Seta e A. Buccaro, Napoli 2006, pp. 145-146. |