
Le tele di Didier Barra sono tra le opere più significative nel campo della rappresentazione pittorica della città; l’opera in esame, in particolare, deriva chiaramente dalla veduta a volo d’uccello di Alessandro Baratta del 1627-29.
Didier Barra, nato a Metz in Lorena, è attivo a Napoli tra il 1630 e la fine degli anni Cinquanta del secolo; a lui sono attribuiti un gruppo di rappresentazioni della città inseriti in quadri d’altare (come ad esempio quella del dipinto nella chiesa della Trinità dei Pellegrini di Onofrio Palumbo “San Gennaro intercede per Napoli”, 1652), una serie di vedute parziali dedicate ad alcuni luoghi tipici dell’ambiente partenopeo (“Il Vesuvio”, “Il Porto”) e una serie di vedute di Napoli vista dal mare. In questi lavori è evidente quanto l’autore adoperi ed interpreti con notevoli capacità pittoriche le esperienze della cartografia; l’influenza delle opere del Baratta si nota di frequente, come ad esempio, oltre che nell’esemplare qui riprodotto, nel dipinto di Castel dell’Ovo e Posillipo, anch’esso conservato presso il Museo Nazionale di San Martino.
L’ambito raffigurato nel dipinto, in maniera simile alla veduta del Baratta, procede da Posillipo, con lo sfondo dei Campi Flegrei, fino al ponte della Maddalena; il punto di vista adottato è collocato sul mare, con un alto posizionamento dell’orizzonte in modo da ottenere una raffigurazione ampia del territorio, in cui la linea di costa a oriente del centro antico viene leggermente rettificata. Barra definisce una raffinata rappresentazione, che pone l’accento sull’immagine complessiva della città, vista nei suoi rapporti con il contesto ambientale e arricchita dall’ampia raffigurazione del cielo e del mare, solcato dalle imbarcazioni; sebbene la rappresentazione sia fedele alla reale configurazione dei luoghi, più che su di una puntuale e dettagliata descrizione della struttura urbana e delle architetture monumentali l’accento viene posto sull’effetto d’insieme.
Del dipinto è nota anche una variante, conservata presso una collezione privata, che ripropone l’impostazione generale del lavoro, sebbene l’autore abbassi leggermente il punto di vista e includa nella rappresentazione una zona più ampia a oriente della città. [Maria Iaccarino]
| Città | Napoli |
| Autore | Barra, Didier (1590 ca. - ?) |
| Soggetto | Napoli. Veduta a volo d'uccello |
| Ambito Cronologico | 1647 |
| Collocazione | Napoli, Museo Nazionale di San Martino, inv. 3566 |
| Tipologia | veduta prospettica o a volo d'uccello |
| Tecnica | olio |
| Editore | |
| Luogo Edizione | |
| Scala | |
| Iscrizioni | |
| Dimensione | 66 x 127 |
| Supporto | tela |
| Nazione | Italia |
| Rif.CD | na033 |
| Bibliografia | C. de Seta, 'Napoli. Le città nella storia d’Italia”, Roma-Bari 1981; F. Petrelli, "Didier Barra", scheda in "Civiltà del Seicento a Napoli", catalogo della mostra (Napoli, 1984-85), Napoli 1984, vol. I, pp. 115-116; B. Daprà, "Didier Barra", scheda in "All’ombra del Vesuvio. Napoli nella veduta europea dal Quattrocento all’Ottocento", catalogo della mostra (Napoli, 1990), Napoli 1990, pp. 364-365; C. de Seta, "Napoli tra Rinascimento e Illuminismo", Napoli 1991; M.R. Nappi, "François De Nomè e Didier Barra. L’enigma di Monsù Desiderio", Milano 1991; "L’immagine delle città italiane dal XV al XIX secolo", a cura di C. de Seta, catalogo della mostra (Napoli, 1998-99), Roma 1998; M. Iaccarino, scheda, in 'Iconografia delle città in Campania. Napoli e i centri della provincia”, a cura di C. de Seta e A. Buccaro, Napoli 2006, pp. 134-135. |