CIRICE 2023

MACROSESSIONE A
Coordinatori: Bianca Ferrara, Federico Rausa

bianca.ferrara@unina.it, federico.rausa@unina.it

Archeologia e guerra: contesti, cultura materiale, iconografia, testimonianze letterarie
Nel mondo antico la guerra fu uno degli eventi in grado di condizionare come pochi altri la vita delle città e dei loro abitanti. Numerose e ricorrenti sono le sue tracce leggibili sia come evidenze materiali (sistemi difensivi, livelli di distruzione desumibili dalla lettura stratigrafica, sepolture collettive dei caduti nelle necropoli suburbane, ecc.) sia come sistemi semantici e simbolici (immagini di guerra sui monumenti pubblici e nei manufatti di uso privato) sia, infine, come ricordo lasciato dalle testimonianze letterarie (componimenti epici, tragici, trattati di poliorcetica). La Macrosessione intende affrontare il tema del rapporto tra la città e la guerra attraverso letture e interpretazioni polisemiche e multidisciplinari che evidenzino trasformazioni, continuità, cesure secondo una prospettiva archeologica in un arco temporale compreso tra la nascita della città e la fine del mondo antico con particolare attenzione alla rappresentazione della guerra nelle città antiche.

 

Sessione A.1: L’archeologia della guerra nel mondo antico: analisi, ricostruzioni, interpretazioni
Coordinatori: Luigi Cicala, Bianca Ferrara

luigi.cicala@unina.it, bianca.ferrara@unina.it

La guerra, nella città antica, restituisce diversi livelli di lettura che, non sempre, sono stati discussi in maniera organica e sistematica. Le evidenze urbanistico-architettoniche e i contesti di scavo offrono preziose e peculiari fonti documentarie. Le tracce degli eventi bellici sono leggibili nelle strutture difensive, nei livelli di distruzione e, più in generale, nei palinsesti stratigrafici, così come nella cultura materiale. Anche lo spazio funerario offre un osservatorio ampio, sia per le sepolture singole che per quelle collettive dei caduti in diverse necropoli delle città antiche. La sessione, partendo dalla documentazione materiale, si propone, quindi, di affrontare i diversi approcci alla ricostruzione della rappresentazione e delle dinamiche della guerra, dal punto di vista politico, sociale ed economico.

 

Sessione A.2: Città e guerra nelle fonti letterarie e iconografiche: temi e contesti
Coordinatori: Giancarlo Abbamonte, Federico Rausa

giancarlo.abbamonte@unina.it, federico.rausa@unina.it

Nella città antica la dialettica con la guerra e le sue implicazioni costituì un elemento costante della sua storia. Gli eventi bellici che la investirono o che da essa presero le mosse hanno lasciato, accanto alle tracce materiali, ampie e durature memorie che la comunità urbana ha variamente percepito ed elaborato nel corso della sua storia. Le fonti letterarie e iconografiche offrono, all’interno di un vasto arco temporale, importanti testimonianze comprese nella pluralità dei vari generi letterari e delle rappresentazioni figurate sui monumenti pubblici. La sessione intende approfondire e indagare, al fine di coglierne significati, valori e permanenze, i temi che la documentazione letteraria e artistica propone, con particolare attenzione all’individuazione dei contesti, materiali e immateriali, della città.

 

MACROSESSIONE B
Coordinatori: Annunziata Berrino, Giovanna Cigliano, Piero Ventura

annunziata.berrino@unina.it, giovanna.cigliano@unina.it, piero.ventura@unina.it

Guerra e pace nelle città europee e mediterranee
Vienna, Sedan, Sarajevo… le città scandiscono le periodizzazioni della storia moderna e contemporanea, sintetizzando con i loro nomi passaggi epocali.
Tra basso medioevo e prima età moderna sono da prendere in considerazione gli scenari prodotti dai cambiamenti nei sistemi difensivi delle città, con la rivoluzione militare, fino alla realizzazione delle caserme; le rappresentazioni in una vasta produzione iconografica e testuale degli eventi cerimoniali negli spazi urbani relativi alle vittorie militari o alle paci. Procedendo verso l’età contemporanea residenze, palazzi, piazze, fabbriche, alberghi diventano luoghi di vertici diplomatici, di costruzione del consenso, sono teatri di guerre civili, di scontri armati, di attentati, scenari di rastrellamenti e persecuzioni, così come sono anche luoghi di elaborazioni di nuovi assetti geopolitici e di programmi di pace.
La macro-sessione vuole approfondire e riflettere in particolare sulle funzioni che gli spazi urbani hanno assolto nei processi di guerra e di pace e sui linguaggi simbolici utilizzati per fissarli negli immaginari collettivi.

 

Sessione B.1: La rivoluzione militare nelle città europee: trasformazioni e rappresentazioni tra XV e XVIII secolo
Coordinatori: Diego Carnevale, Francesco Storti, Piero Ventura

diego.carnevale@unina.it, francesco.storti@unina.it, piero.ventura@unina.it

Le trasformazioni dovute alla rivoluzione militare hanno determinato significativi cambiamenti nel volto e nelle rappresentazioni delle città europee, tra XV e XVIII secolo. Si possono citare al riguardo le nuove strutture difensive secondo i criteri dell’architettura bastionata, con la realizzazione di nuove cinte murarie, il rafforzamento dei porti, fino alla costruzione di caserme e all’apertura di accademie militari.
Nell’iconografia delle città in guerra come nell’immaginario e nelle paure dei cittadini si possono cogliere gli effetti di assedi, distruzioni o di resistenze agli attacchi.
Nella prima età moderna si afferma anche un’estesa ritualità per celebrare vittorie o paci, con apparati effimeri e celebrazioni religiose, o esequie di capi militari, parate, come si evince anche dalla pubblicazione di festival books.
Lo scopo della sessione è attivare una ricognizione di ampio raggio, che consideri le città europee nei teatri di guerra, ma non solo, e nel più ampio quadro del Mediterraneo.

 

Sessione B.2: Guerra e contesto urbano in età contemporanea: realtà e rappresentazioni
Coordinatrice: Giovanna Cigliano

giovanna.cigliano@unina.it

Le immagini di Stalingrado durante la Seconda guerra mondiale hanno durevolmente condizionato le nostre rappresentazioni della guerra nei contesti urbani. Massicce distruzioni di edifici e infrastrutture, dovute ai bombardamenti aerei e all’utilizzo su vasta scala dell’artiglieria pesante, hanno compiuto un ulteriore salto di qualità nelle guerre degli ultimi decenni, come è ben illustrato dalle immagini di città espugnate come Aleppo, Raqqa, Mariupol. La sessione invita a proporre contributi di ricerca che esplorino temi quali: l’impatto delle tecnologie militari e dei diversi tipi di armamenti sul paesaggio urbano; le condizioni di vita delle popolazioni civili nelle città assediate, bombardate e distrutte; le rappresentazioni fotografiche, mediatiche e artistiche delle città in guerra.

 

Sessione B.3: Città e turismo in guerra e pace
Coordinatrice: Annunziata Berrino

annunziata.berrino@unina.it

I conflitti e gli accordi di natura politica ed economica modificano incessantemente le visioni delle città e il turismo è parte attiva di queste dinamiche. L’immagine e l’immaginario turistico evolvono costantemente, esprimendo le elaborazioni e le pratiche della cultura e dei consumi, che a loro volta riflettono gli equilibri sociali, politici, culturali ed economici dominanti. La sessione invita dunque a proporre ricerche e a confrontarsi su come, perché, con quali strumenti e con quanta efficacia l’immagine e l’immaginario turistico delle città riflettono le dinamiche di rivalità e guerra e di cooperazione e pace; nonché sugli effetti reali che tali dinamiche hanno sulla complessità del sistema turistico durante l’intera età contemporanea.

 

Sessione B.4: Paesaggi reali e mentali di Varsavia nel secondo conflitto mondiale
Coordinatori: Anna Tylusinska, Piotr Podemski

atylusinska@uw.edu.pl, p.podemski@uw.edu.pl

WAR-SAW = “bellum vidit”:
La sessione si propone come analisi delle drammatiche trasformazioni del tessuto urbano della città di Varsavia, a partire dall’entrata delle truppe di Hitler nel settembre 1939, attraverso le tragedie dantesche delle due rivolte contro i nazisti (quella ebraica dell’aprile 1943 e quella polacca dell’agosto 1944), fino all’ambigua “liberazione”, ossia l’avvento dell’Armata Rossa e la (ri)costruzione della nuova capitale polacca. Tramite interventi basati su documenti e memorie, nonché materiale filmico e iconografico di ogni genere, si cercherà di dare voce non solo ai ben noti eroi della resistenza, ma anche ai e alle testimoni tra la popolazione civile che quotidianamente “vide la guerra” (war-saw) tra occupazione, sterminio, collaborazione e sopravvivenza nella città che “sopravvisse alla propria morte”.

 

MACROSESSIONE C
Coordinatori: Alfredo Buccaro, Alessandro Castagnaro, Andrea Maglio, Fabio Mangone

buccaro@unina.it, alessandro.castagnaro@unina.it, andrea.maglio@unina.it, fabio.mangone@unina.it

Identità, architettura e immagine storica delle città in guerra
La Macrosessione affronterà il tema delle città sorte o trasformate, nel corso dei secoli, prima, durante e dopo i conflitti bellici, con riferimento alla loro progettazione in ragione delle strategie di difesa e di fortificazione, e di conseguenza alle architetture che, in questo campo, ne hanno caratterizzato la fisionomia e l’identità nel tempo. Verranno indagati i modelli e le teorie urbanistiche dall’età antica a quella contemporanea, le tipologie architettoniche, le tecniche costruttive e la loro evoluzione in ragione del progresso in campo militare e balistico. Verrà posta particolare attenzione alle trasformazioni dell’immagine della città e delle sue parti, nonché del paesaggio urbano e suburbano, attraverso l’analisi della produzione iconografica, delle teorie, delle tecniche e l’uso degli strumenti più avanzati delle Digital Humanities.

 

Sessione C.1: Città e mura in età vicereale, tra Mezzogiorno e Mediterraneo
Coordinatori: Alfredo Buccaro, Emma Maglio, Alessandra Veropalumbo

buccaro@unina.it, emma.maglio@unina.it, alessandra.veropalumbo@unina.it

La monarchia spagnola, fin dal suo insediamento a Napoli nei primi anni del Cinquecento, promosse una generale riorganizzazione urbana e territoriale in un’ottica preminentemente militare, con l’obiettivo di potenziare e rinnovare le opere difensive della capitale e delle numerose città e fortezze del viceregno in un contesto agitato da frequenti conflitti, principalmente contro i Francesi e gli Ottomani.
Nel più ampio scenario mediterraneo, il primo impegno del governo spagnolo fu di rafforzare le difese esistenti e costruirne di nuove, contro i pericoli sia delle rivolte interne che degli assalti turchi, secondo i principi delle fortificazioni ‘alla moderna’, che videro entro la prima metà del secolo la definitiva messa a punto del modello bastionato anche nel territorio meridionale.
Le proposte dei tecnici e degli ingegneri militari erano essenzialmente chiamate a conseguire il difficile compromesso fra astratti tracciati geometrici – legati anche all’influenza decisiva dei modelli rinascimentali – e reali condizionamenti della morfologia del territorio; esse incisero in profondità sui luoghi, innescando parallelamente progetti tanto di rinnovamento urbano quanto di nuove fondazioni. Le teorie fortificatorie, codificate anche attraverso i trattati coevi, conobbero una veloce circolazione anche in ragione delle esigenze belliche, concorrendo a formare un patrimonio condiviso di conoscenze, linee guida, rilievi e progetti.
Alla rappresentazione della guerra e della ‘nuova’ immagine della città e del paesaggio fortificato corrispose dunque una cospicua produzione iconografica e cartografica urbana e territoriale: ad essa la sessione intende rivolgere la propria attenzione nell’indagare le molteplici esperienze di città e fortezze progettate, trasformate, distrutte o ricostruite per iniziativa diretta o indiretta della monarchia spagnola in Italia meridionale e nel bacino del Mediterraneo, in stretta relazione con le vicende belliche che coinvolsero tali territori.

 

Sessione C.2: Oltre li turchi. Memorie delle difese nelle città e nel paesaggio tra Sette e Ottocento
Coordinatori: Francesca Capano, Salvatore Di Liello

francesca.capano@unina.it, sadiliel@unina.it

Dall’inizio dell’età moderna, i territori dei regni di Napoli, Sicilia e più in generale degli stati italiani e mediterranei, furono largamente segnati da torri e fortezze in difesa di guerre e conflitti che infierivano ripetutamente dalla terra e dal mare. Strutturate su preesistenze o progettate ex novo, tali architetture segnarono profondamente le gerarchie visive dei ritratti di città e paesaggi, da allora in poi affidati all’ineludibile immagine di cinte urbiche, bastioni, castelli e torri. Più tardi, tra Sette e Ottocento, le nuove strategie militari di attacco e di difesa imposero sostanziali cambiamenti nell’architettura difensiva determinando l’adeguamento, la differente dislocazione di linee fortificate o a volte l’abbandono di quegli antichi baluardi, ormai ridotti in rovine magnificate dal paesaggismo romantico. In altri casi, tali cambiamenti continuarono a qualificarsi come landmark di eccezionale valore. Comparando studi sull’argomento che utilizzano anche l’iconografia tecnica e celebrativa, la sessione indaga la permanenza o la perdita delle funzioni strategiche di queste architetture, il loro portato nell’identità dei luoghi, come anche la memoria di queste fortezze, evocate in un densissimo immaginario di guerra lungamente alimentato ben oltre quel tempo de li turchi.

 

Sessione C.3: “Teatri di guerra”: La mise-en-scéne cinematografica dello spazio urbano come fronte di guerra
Coordinatori: Tanja Michalsky, Carlo Ugolotti

michalsky@biblhertz.it, carlougolotti@gmail.com

Durante il secondo conflitto mondiale il tessuto urbano europeo, a seguito degli spostamenti forzati di popolazione, dai bombardamenti e dalla guerriglia, perde le sue ordinarie funzioni d’uso e ogni precedente organizzazione razionale dello spazio viene sconvolta dall’eccezionalità del tempo di guerra. La città, prima regolata secondo rigide gerarchizzazioni e pianificazioni sociali ed urbanistiche, si trova coinvolta in un processo di ripensamento emergenziale delle sue funzionalità, anche a seguito dell’abbattimento materiale delle sue barriere e infrastrutture a causa dei bombardamenti. Nei centri in rovina del periodo 1939-1945, lo spazio urbano devastato e orizzontalizzato si può quindi interpretare come un grande palco in cui le popolazioni vivono all’aria aperta il dramma collettivo della guerra in cui si innestano anfratti claustrofobici quali bunker, nascondigli e gli spazi dell’intrattenimento come i teatri o i cinema (spesso convertiti in rifugi antiaerei).
La narrazione cinematografica ha saputo sfruttare e cogliere le eccezionalità di questi sconvolgimenti che presentano possibilità drammaturgiche uniche. Le cinematic cities diventano così spazi privati di barriere architettoniche che rendono ogni atto una performance rituale caricata di simbolismo: si pensi a Roma città aperta dove gli spazi aperti e collettivi dell’esecuzione di Pina o di don Pietro convivono con gli spazi segregati della sede della Gestapo e della stamperia clandestina o ancora alla Napoli, “palco”, in cui vaga il protagonista dell’episodio partenopeo di Paisà.
La sessione propone di analizzare come, nella rappresentazione cinematografia, lo spazio urbano devastato dal Secondo conflitto mondiale sia stato rappresentato concentrandosi sui concetti di teatralità e spazio performativo, intesi sia dal punto di vista del profilmico sia come meccanismi narrativi per una rappresentazione stilizzata e metaforica degli orrori della devastazione bellica. Lo spazio delle rovine diventa un palco della storia: per raccontarlo, registi e scenografi hanno pertanto sfruttato proprio l’analogia teatrale.
Questa prospettiva di analisi permette di affrontare sia le rappresentazioni della città in guerra (siano esse le immagini “in presa diretta” del neorealismo oppure ricostruzioni in studio) ma anche di approfondire una precisa modalità drammaturgica, il metateatro (da Davanti a lui tremava tutta Roma a Le dernier metro, per citare alcuni esempi), tenendo conto della forza non solo iconografica del cinema ma anche delle sue potenzialità narrative.
Gli aspetti attorno a cui si intende articolare la sessione sono:
1) la città rasa al suolo come palco per una rappresentazione en plain air del dramma delle popolazioni coinvolte;
2) l’uso e le modalità di rappresentazione degli spazi teatrali veri e propri nei film a tema bellico;
3) l’adozione di strutture narrative meta-teatrali come dispositivo di racconto universale.

 

Sessione C.4: Cicatrici urbane. La memoria della guerra e il patrimonio costruito
Coordinatori: Juan Manuel Monterroso Montero, Begoña Fernández Rodríguez, Carla Fernández Martínez

juanmanuel.monterroso@usc.es, begona.fernandez@usc.es, fernandezcarla@uniovi.es

La città è un luogo privilegiato della memoria. Riflette perfettamente le riflessioni che ciascuna comunità fa sul proprio passato e sui modi in cui è ed è stata rappresentata. Si tratta di luoghi attraverso i quali scorrono tensioni politiche e ideologiche, che determinano ciò che viene ricordato e ciò che viene dimenticato. È per questo che, nel caso della guerra, questi luoghi dove, in un modo o nell’altro, si perpetua la sua memoria, restano come cicatrici che ci hanno permesso fare del passato un documento vivo.
Questa sessione propone che la città sia vista come un complesso insieme di relazioni in cui il patrimonio costruito, i monumenti commemorativi, i progetti urbanistici, gli spazi religiosi, le opere d’arte e immagini diverse servano per intravedere un passato sul quale imparare e riflettere.
Saranno accettate proposte che si riferiscono ad eventi bellici successivi al 1860 in qualsiasi città del mondo.

 

Sessione C.5: Le città europee e la guerra. Piani e trasformazioni in età contemporanea
Coordinatori: Gemma Belli, Andrea Maglio

gemma.belli@unina.it, andrea.maglio@unina.it

In Europa, in età contemporanea, modalità belliche ed esigenze di ampliamento e di trasformazione delle città hanno variamente interagito con mutamenti di forma, di struttura e di immagine. All’inizio dell’Ottocento, si individuano nuovi spazi per le funzioni militari, come il Campo di Marte, e contemporaneamente si avverte l’esigenza di riprogettare luoghi e strutture con funzioni militari, quali porti, caserme, infrastrutture viarie, ecc. Nella seconda parte del secolo, il venire meno della necessità di numerosi elementi difensivi, quali ad esempio le mura, offre l’occasione per ripensare la configurazione urbana, pure in concomitanza con la forte crescita demografica e con le nuove esigenze di modernizzazione. Nel Novecento, poi, le diverse modalità con cui vengono condotte le azioni offensive determinano una capacità di adattamento ancora più evidente. La seconda guerra mondiale richiede la nascita di misure difensive come rifugi antiaerei, piani per l’evacuazione e dispositivi per la sicurezza di abitanti, edifici e opere d’arte, implicando anche un ripensamento della struttura del territorio e immaginando in alcuni casi la nascita di piccoli centri considerati meno vulnerabili. La fine della guerra, poi, segna il fiorire di ulteriori studi mirati a prevenire gli effetti di eventuali conflitti e volti a misurarsi con le condizioni della ‘guerra fredda’. La fine di quest’ultima, infine, determinando una riorganizzazione delle alleanze (ad esempio la Nato), pone una serie di occasioni di riuso e ripensamenti, a fronte a casi di dismissione.
Anche in relazione alla riflessione avviata in altre sedi di dibattito scientifico, la sessione sollecita contributi in grado di legare il tema delle trasformazioni urbane di epoca contemporanea alle diverse modalità con cui sono stati condotti i conflitti in Europa negli ultimi due secoli, e alle misure richieste dalle paure di nuovi, possibili, catastrofici eventi bellici.

 

Sessione C.6: Luoghi di sepoltura, della memoria e paesaggi segnati dalla guerra. Storie e possibili futuri
Coordinatori: Gemma Belli, Angela D’Agostino, Giovangiuseppe Vannelli

gemma.belli@unina.it, angela.dagostino@unina.it, giovangiuseppe.vannelli@unina.it 

Da sempre i conflitti hanno innescato ingenti trasformazioni nelle città e nei paesaggi colpiti. Oltre alle dinamiche distruttive segnanti i territori in guerra, alcuni specifici processi edificanti ed edificatori hanno lasciato traccia delle dolenti memorie. Per di più i territori della guerra hanno dovuto far fronte da sempre all’esigenza di dare sepoltura ai tanti soldati caduti e a un numero più o meno ingente di civili. Così, i fronti di guerra, le città e i paesaggi tormentati dai combattimenti hanno variamente accolto: cimiteri di guerra temporanei, dove sono stati collocati i corpi dei caduti in attesa di essere ricondotti in patria; cimiteri per i prigionieri deceduti in attesa delle disposizioni definitive dei paesi di origine; cimiteri di guerra definitivi destinati a ospitare i militari morti sui campi di battaglia. Al contempo, durante e dopo il conflitto, gli spazi di sepoltura per i civili hanno subito non poche pressioni dense di ricadute, in termini materiali e immateriali, sulle città e sui paesaggi colpiti.
Inoltre, al termine delle guerre, sono realizzati edifici o grandiosi complessi architettonici in onore dei caduti, per celebrarne il culto con cerimonie di massa e commemorarne la figura con l’obiettivo di ricordarne il sacrificio e la morte in battaglia. Tali luoghi hanno connotato i paesaggi naturali e storici in una chiave fortemente simbolica ed evocativa.
Anche in relazione a studi e ricerche in corso nell’Ateneo fridericiano, la sessione sollecita contributi volti a ricostruire alcuni tasselli di un variegato e composito panorama costituito da migliaia tra cimiteri e memoriali destinati a militari e civili morti in guerra, osservandoli nel loro rapporto con le città e i paesaggi, con i simboli e l’idea di sacro dei rispettivi paesi, nonché con l’immaginario delle comunità. Inoltre, la sessione sollecita riflessioni circa i destini di tali luoghi da riconsiderare nelle dinamiche urbane contemporanee come possibili spazi di convivenza di memorie e nuovi usi, patrimoni identitari e nuovi paesaggi delle città dei vivi.

 

Sessione C.7: Complessi scultorei medievali all’indomani della Seconda Guerra Mondiale tra distruzioni, dispersioni e restituzioni. L’impatto sulle metodologie e sugli strumenti di ricerca
Coordinatori: Paola Vitolo, Antonella Dentamaro

paola.vitolo@unina.it, antonella.dentamaro@unina.it

Le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale hanno rappresentato, in tempi relativamente recenti rispetto allo sviluppo della moderna storiografia artistica, uno spartiacque nel processo di indagine dei complessi scultorei medievali. All’indomani della fine del conflitto, la perdita dei materiali per un verso, gli interventi di restauro e ricostruzione per un altro hanno modificato in maniera spesso profonda e irrimediabile opere e micro-contesti architettonici e decorativi (cappelle, altari…), con un impatto significativo sull’approccio critico alla materia e, prima ancora, sul senso di identità legato ai luoghi nonché sulle categorie di rappresentazione degli spazi. Al tempo stesso, questi interventi hanno rappresentato in alcuni casi l’occasione per importanti scoperte sulle condizioni materiali delle opere, rivelando ad esempio segni di integrazioni operati nel corso dei secoli ai contesti originari, casi di reimpieghi, opere rimaste celate etc.
Quanto è andato irrimediabilmente perduto nel corso della Seconda Guerra Mondiale? Qual è stato l’impatto delle ricostruzioni sull’iconografia dei luoghi? Quanto sopravvive ancora, in stato frammentario, in musei e collezioni private? Quali contesti potrebbero essere materialmente ricomposti o ricostruiti attraverso le immagini storiche e il supporto delle ricostruzioni virtuali? In che misura, per altro verso, gli interventi post-bellici hanno rappresentato un’opportunità di ricerca scientifica?
La sessione mira ad indagare, attraverso la discussione di casi di studio, in che modo e in che misura la Seconda Guerra Mondiale abbia condizionato e posto nuove questioni metodologiche nel settore degli studi sulla scultura medievale.
La sessione si inserisce nelle attività del progetto MemId (Memoria e Identità. Memoria e identità. Riuso, rilavorazione e riallestimento della scultura medievale in Età moderna, tra ricerca storica e nuove tecnologie, FISR 2019).

 

Sessione C.8: Residenze reali in guerra. Conoscenza, restauro e valorizzazione di architetture e paesaggi storici
Coordinatori: Viviana Saitto, Mariarosaria Villani, Massimo Visone

viviana.saitto@unina.it, mariarosaria.villani@unina.it, massimo.visone@unina.it

I palazzi e le grandi residenze reali sono stati spesso città nelle città, costituendo poli urbani alternativi alla capitale. Questi complessi architettonici hanno avviato processi di antropizzazione e di inurbamento che hanno inciso sull’evoluzione del paesaggio. Palazzi e parchi di corte vantano una ricca fortuna critica relativa alla loro fondazione, all’iconografia urbana e al loro ruolo sul territorio. Altri aspetti risultano ancora meno indagati, come ad esempio il proprio ruolo negli anni di guerra. I luoghi della corte hanno svolto infatti la funzione di presidi militari, sono stati teatri di conflitti bellici, sedi delle forze armate, siti assediati dalla popolazione, spazi di ricovero di persone e beni culturali, testimoni di trattati. Questi eventi hanno lasciato fonti e documentazione iconografica e cartografica, hanno segnato il patrimonio architettonico e paesaggistico e hanno inciso sugli allestimenti e sulla loro musealizzazione. La sessione intende guardare al tema sotto diversi punti di vista, quali quello della storia, dei restauri e degli allestimenti di tali siti, che sono stati variamente reinterpretati a seguito di eventi bellici.

 

Sessione C.9: ‘My City of Ruins’. Raccontare, rappresentare, tornare a vivere
Coordinatori: Giovanni Menna, Gianluigi de Martino

giovanni.menna@unina.it, gianluigi.demartino@unina.it

Costellazioni di rovine o di macerie create dall’irruzione della guerra nella vita delle città sono il lascito che pietrifica il segno o il ricordo della morte. Allo stesso modo strutture militari abbandonate nel territorio extraurbano hanno contribuito a ridefinire il paesaggio instillando in esso un sentimento di malinconia o di risentimento.
La sessione non si rivolge solo a storici e critici dell’architettura e del paesaggio, ma anche ad antropologi, a storici della cultura e delle mentalità, a studiosi di storia sociale e di storia della letteratura e delle arti visive, e si propone di ospitare saggi che si prefiggono tre possibili obiettivi:
– affrontare in sede teorica il tema della modificazione del senso individuale e collettiva di appartenenza a un luogo o a una città in presenza di rovine di guerra;
– presentare alcuni casi studio ritenuti emblematici dei molti modi possibili attraverso i quali prende o riprende la vita nelle città il cui volto è stato sfigurato dai segni della distruzione;
– raccontare il modo in cui le comunità hanno raccontato – e ancora raccontano- attraverso interventi sulle pietre, ma anche con le parole o con le immagini il modo in cui la violenza degli eserciti ha segnato i territori urbani o extraurbano ma non ha sconfitto coloro che li abitano: un modo di ricordare per resistere.

 

Sessione C.10: Fabbriche e lavoro. La rappresentazione dello spazio urbano-industriale al tempo della guerra e al tempo della pace
Coordinatori: Francesca Castanò, Maddalena Chimisso, Roberto Parisi

francesca.castano@unicampania.it, maddalena.chimisso@unimol.it, roberto.parisi@unimol.it

Le strette relazioni che intercorrono tra luoghi di produzione e spazi urbani, tra classe lavoratrice e territorio, tra processi produttivi e modelli di consumo, evidenziano la crucialità della fabbrica, tanto nei teatri di guerra, quanto nei programmi di pace. A partire dalla rivoluzione industriale e fino all’attualità essa si fa interprete e testimone della trama evolutiva della società, incarnando di volta in volta le mutazioni politiche e le visioni capitalistiche dalle quali sarebbero dipesi in larga parte gli squilibri bellici. In questo quadro il rapporto tra città e fabbrica si consolida attraverso una crescita esponenziale, che aggrega spazi produttivi, spazi di vita e mercati di consumo e che ne eleva al contempo anche il grado di vulnerabilità in tempo di guerra. Analogamente i processi di ricostruzione, riconversione, rinascita dei territori feriti tentano, non senza difficoltà e opposizioni, di rifondare tale rapporto sulla base di perseveranti economie di pace, capaci di rimettere ai governi i poteri fondamentali, quali su tutti, lavoro, democrazia, cultura, come promossi, a esempio, dalla filosofia comunitaria olivettiana, che rese quanto mai concreta la coesistenza di queste fondamentali valenze.
La sessione intende raccogliere i contributi che, attraverso l’iconografia della città, indaghino nel corso della storia contemporanea casi di fabbriche nazionali e internazionali impegnate nell’industria bellica, con un approccio scalare in grado di intercettare tanto l’incidenza sui contesti urbani e sul paesaggio, che l’impatto sulla vita quotidiana, attraverso la serie di produzioni: oggetti, strumenti, materiali da cui è derivata una nuova idea di modernità e comfort domestici. Analogamente si porranno in luce significative storie industriali incentrate su nuove qualità spaziali e relazionali, in cui cambiano l’organizzazione del lavoro, l’impiego delle tecnologie, l’integrazione e l’inclusione, con mutamenti che in tempo di pace coinvolgono progressivamente tutta la società e i valori e la cultura che la esprimono.

 

Sessione C.11: Post-war reconstruction in Italy 1945-1958
Coordinatori: Alessandro Castagnaro, Luca Guido

alessandro.castagnaro@unina.it, lucguido@gmail.com

Gli anni che seguono la fine della seconda guerra mondiale rappresentano uno dei periodi più interessanti dell’architettura italiana contemporanea. Da un lato la ricostruzione impone nuove riflessioni progettuali, dall’altro la società italiana deve fare i conti con il passato, mettendo da parte la retorica del regime.
Numerosi articoli, saggi e pubblicazioni hanno cercato di analizzare questi anni, portando alla luce il lavoro dei principali protagonisti del periodo. Tuttavia ancora molto resta da fare sul profilo storico-critico e, soprattutto, resta ancora da capire come gli insegnamenti dei maestri si siano riverberati lontano dai centri culturali principali nell’operato di professionisti meno noti e nell’azione quotidiana della professione.
Molto spesso la storiografia si è soffermata sull’opera dei personaggi emergenti trascurando quel patrimonio architettonico, cosiddetto minore, che rappresenta una sorta di prosa architettonica, come ha sostenuto Roberto Pane nel 1959 in Città antiche Edilizia Nuova: “La distinzione tra poesia e letteratura architettonica trova la sua migliore conferma nella constatazione […] che non sono i pochi monumenti d’eccezione a creare l’ambiente delle nostre antiche città ma le tante opere tendenti ad esprimere un particolare valore corale ed a fornire quindi, l’impronta peculiare di una civiltà.” (R. Pane)
Questo concetto della letteratura architettonica è stato da molti favorevolmente accolto, ma gioverà svilupparne ulteriori chiarimenti ed esempi. Molto si è detto sulle trasformazioni urbane e sulle politiche abitative nelle grandi città. Cosa succede invece nelle campagne e nei paesi? Come tecnologie e materiali utilizzati in altri contesti nazionali modificano o integrano la tradizione costruttiva italiana? Cosa ha prodotto l’industria del turismo e come ha influenzato l’architettura? Qual è il contributo di architetti e ingegneri che hanno progettato fabbriche, capannoni, edifici per uffici per società pubbliche o compagnie private? Chi sono i committenti e come sono in grado di influenzare i progettisti coinvolti in operazioni speculative? Quali sono state le principali pubblicazioni teorico-critiche del periodo e come hanno influenzato la storiografia, l’iconografia e le riviste specializzate? Queste domande sono solo alcuni esempi dei temi su cui si vorrebbe discutere. Per questi motivi, la sessione intende focalizzarsi sul contributo di architetti e ingegneri meno indagati dalla storiografia ma che, con la loro opera, hanno sviluppato nuovi temi o hanno contribuito al dibattito architettonico in maniera significativa e singolare. I paper dovranno cercare di confrontare casi studi specifici (opere e/o autori) per riconnetterli ai dibattiti più significativi che agitano il periodo in questione.

 

MACROSESSIONE D
Coordinatori: Antonella di Luggo, Ornella Zerlenga

antonella.diluggo@unina.it, ornella.zerlenga@unicampania.it

Disegni di città in guerra: realtà costituite, immagini, memorie
Dal pensiero teorico sotteso alla costruzione del progetto, alle testimonianze di cultura visuale, fino alle recenti e spregiudicate applicazioni delle tecnologie digitali, il settore disciplinare del Disegno vuole interrogarsi sul ruolo della Rappresentazione tanto nella formulazione del progetto della difesa, quanto nel produrre immagini di guerra e/o nel documentare permanenze di contesti urbani interessati da eventi bellici. La macrosessione intende così avviare un dibattito attorno ai seguenti temi: la configurazione del progetto della città in guerra in relazione alle specificità dei luoghi; il complesso delle ‘architetture’ immateriali capaci di trasmettere messaggi ma anche di fornire testimonianze visibili/immagini/istantanee dell’evento bellico; i metodi e i processi di indagine conoscitiva delle tracce della città modificata, delle architetture o di spazi urbani danneggiati da eventi bellici attraverso l’impiego delle più recenti tecnologie di rilievo, rappresentazione e narrazione.

 

Sessione D.1: Fortificazioni e difese, fra casi studio e teorie
Coordinatori: Antonella di Luggo, Ornella Zerlenga

antonella.diluggo@unina.it, ornella.zerlenga@unicampania.it

La sessione intende accogliere proposte relative a studi e ricerche condotte sul disegno di progetto dei sistemi di fortificazione e di difesa che, in forme e in modi differenti, sono stati pensati per garantire, nei secoli, la salvaguardia e la tutela di luoghi e di città. Molteplici, infatti, possono essere le tipologie e le forme spaziali attraverso cui interpretare il tema. Fra queste si annoverano murazioni, torri di avvistamento, fortini, fortezze, sistemi difensivi, ecc., che concorrono a delineare particolari immagini di città nonché a costituire elementi predominanti e riconoscibili di un territorio. Progetti di artefatti pensati per la difesa ma anche per l’attacco, tant’è che dal XVI al XVIII secolo ampia è la produzione della trattatistica sull’architettura militare in cui il progetto fonda il suo controllo sulla conoscenza delle discipline del disegno e della geometria non solo per l’elaborazione “in carta”, ma anche per la trasposizione “in terra” della forma difensiva.

 

Sessione D.2: La rappresentazione della guerra, fra simbolismo e cultura visuale
Coordinatori: Daniela Palomba, Maria Ines Pascariello

daniela.palomba@unina.it, mipascar@unina.it

La sessione intende accogliere proposte relative a studi e ricerche condotte sul simbolismo sotteso alla rappresentazione della guerra e alle sue ricadute in termini di illustrazione, visualità, narrazione e comunicazione. A partire da ciò che la guerra rappresenta nell’immaginario sociale – da mezzo di sopraffazione e di attacco a necessità di difesa e di sicurezza; dal sentimento di paura a quello di esaltazione; dal dolore alla responsabilità civile ed etica – molteplici ed articolati, spesso contrastanti, sono stati e sono gli strumenti per dare forma visuale alle percezioni ed emozioni collettive. Pittura di guerra, volantini di propaganda, fotografia, documentari, mappe, media e simboli grafici costituiscono così un complesso di ‘architetture’ immateriali capaci di trasmettere messaggi ma anche e soprattutto di fornire testimonianze visibili / immagini / istantanee tanto dell’evento bellico e del luogo in cui si è svolto, quanto della figurazione del pensiero che lo ha accompagnato.

 

Sessione D.3: Tracce della memoria cittadina, fra contemporaneo e tecnologie digitali
Coordinatori: Vincenzo Cirillo, Simona Scandurra

vincenzo.cirillo@unicampania.it, simona.scandurra@unina.it

La sessione intende accogliere proposte relative a studi e ricerche condotte sulle tracce, sui frammenti di architetture e città, su quel che resta di territori fortemente danneggiati o per effetto delle guerre, o per effetto del tempo e delle trasformazioni che i luoghi hanno subito. Sono questi gli ambiti in cui possono essere impiegate le tecnologie della contemporaneità per conoscere e documentare tali testimonianze.
Il disegno e la rappresentazione consentono di descrivere quel che resta delle tracce delle memorie cittadine, raccontare le trasformazioni subite, ma anche dar luogo a figurazioni di strutture ormai distrutte. Si accolgono, pertanto, riflessioni su metodi e processi di indagine conoscitiva delle tracce della città fortificata e delle architetture o spazi urbani danneggiati da eventi bellici attraverso l’impiego delle più recenti tecnologie di rilievo, rappresentazione e narrazione dei contesti citati.

 

MACROSESSIONE E
Coordinatori: Renata Picone, Valentina Russo

renata.picone@unina.it, valentina.russo@unina.it

Restauro e Guerra
La macrosessione intende approfondire le problematiche teoretiche e tecniche relative alla trasformazione dei nuclei urbani storici e dei piccoli borghi in relazione alle dinamiche di alterazione e distruzione provocate da conflitti bellici. L’obiettivo è quello di delineare casi studio, protagonisti, soluzioni e modalità di gestione anche alla luce del dibattito culturale, che inevitabilmente ad ogni conflitto produce nuove istanze e aggiornamenti. Verranno affrontate questioni relative a conflitti di ogni tempo, con particolare riferimento a: restauro e valorizzazione delle testimonianze architettoniche di conflitti bellici (fortificazioni, bunker, ecc.); ideazione e realizzazione di dispositivi per la protezione del patrimonio delle città in caso di conflitto; perdite del patrimonio monumentale e dell’aggregato urbano e trasformazioni del paesaggio; remissione dai danni bellici a conflitto terminato e strategie di restauro e conservazione del patrimonio architettonico, archeologico e urbano, inserito nei relativi contesti paesaggistici; dibattiti, progetti e interventi in ambito nazionale e internazionale riguardo all’integrazione del nuovo entro parti urbane rovinate dalle azioni belliche; fattori identitari, memoria collettiva e ricadute sui programmi di remissione dai danni bellici.

 

Sessione E1: Difese/offese belliche. Restauri, ricostruzioni, trasformazioni delle strutture difensive e dei loro contesti paesaggistici
Coordinatori: Bianca Gioia Marino, Marco Pretelli, Andrea Ugolini

bianca.marino@unina.it, marco.pretelli@unibo.it, a.ugolini@unibo.it

Rocche, castelli e cinte fortificate costituiscono un corpus testimoniale di straordinario interesse architettonico e culturale attraverso cui è possibile rileggere la memoria storica e le dinamiche insediative di un territorio; un corpus indispensabile per capire le modalità di presidio di un luogo in relazione al suo contesto fisico che, da sempre, ha condizionato reperibilità dei materiali, forme e assetti per assecondare la morfologia dei siti; testimonianze dal forte carattere identitario in quanto legate alla dimensione storico paesaggistica.
Il crescente interesse per tale tipo di patrimonio è testimoniato anche dall’adozione, nel 2021, le ICOMOS Guidelines on Fortification and Militar Heritage, un documento d’indirizzo a livello internazionale per la loro protezione, conservazione, interpretazione e salvaguardia. Proprio per la loro funzione difensiva sono da sempre state, nel corso della storia, obiettivo di conquista e dunque di distruzioni, cui sono seguiti, anche in differita, risarcimenti, ricostruzioni, trasformazioni e restauri.
La sessione intende accogliere tutti quei contributi che riguardino criticamente le vicende di manufatti difensivi e di luoghi fortificati che siano stati, nel corso della storia e fino alla contemporaneità, oggetto di abbandono e/o di progetti storici e moderni di riuso o di adattamento al mutare delle condizioni di offesa. L’interesse è pure esteso alle trasformazioni di quei paesaggi (urbani e non), in qualche modo relazionati alle strutture, agli interventi di restauro e/o ricostruzione, nonché alle azioni di valorizzazione del patrimonio fortificato, incluse quelle che hanno messo in rilievo gli aspetti del ruolo dell’architettura difensiva nell’ambito dell’evento bellico, con impatto della loro funzione a scala paesaggistica.

 

Sessione E2: Il senso dei Luoghi, non Luoghi, nel secondo dopoguerra. Il caso Germania e l’attualità
Coordinatori: Roberta Fonti, Raffaele Amore

roberta.fonti@icluod.com, raffaele.amore@unina.it

Ad ottant’anni dallo scoppio del secondo conflitto mondiale, le problematiche operative e le scelte ricostruttive per beni monumentali offesi dalla guerra in tutta Europa sono ancor’oggi di straordinaria attualità.
Nuovi metodi di aggressione ed eventi eccezionali a carattere naturale hanno messo in crisi i modelli e le metodologie di intervento consolidate nella prassi del ricostruire, ponendo gli specialisti e le comunità locali di fronte a nuove sfide e scelte non convenzionali.
La sessione si propone, quindi, l’obiettivo di accogliere, attraverso casi studio, una selezione di contributi critici dedicati ai diversi approcci culturali ed alle conseguenti scelte tecniche che hanno guidato gli interventi di restauro architettonico e urbano delle città tedesche distrutte dai bombardamenti e che, oggi, guidano molti degli interventi proposti per i recenti conflitti bellici.
Il tutto, anche con l’obiettivo di contribuire ad una rilettura di interventi ricostruttivi più o meno noti, ed approfondire la conoscenza delle variegate e diversificate modalità operative utilizzate nel secondo dopo guerra in Germania, ed ancora poco codificate, e loro riverbero su situazioni contingenti di recupero e ricostruzione post-bellica.

 

Sessione E3: L’alba della ricostruzione nelle città storiche italiane: piani e tessuti urbani tra distruzioni, trasformazioni e istanze di tutela, 1944-1954
Coordinatori: Andrea Pane, Carlotta Coccoli

andrea.pane@unina.it, carlotta.coccoli@unibs.it

All’indomani della conclusione del secondo conflitto mondiale, con le città storiche italiane devastate dai bombardamenti e dalle occupazioni, si pone l’immediata esigenza della remissione dei danni bellici, del restauro di alcuni monumenti simbolici e, soprattutto, della casa e del lavoro. Mentre si affacciano grandi speranze per un nuovo cammino dell’urbanistica, alla luce della recente approvazione della legge del 1942, si consuma già un primo fallimento con l’approvazione della legge Ruini sui piani di ricostruzione nell’inverno 1945. Si tratta di un vero e proprio «passo indietro», come dirà in seguito Luigi Piccinato, rispetto alle aspettative di una ricostruzione “etica”, che tuttavia orienterà le trasformazioni di decine di città italiane, grandi e piccole. I piani sommariamente redatti a valle di questa legge determineranno, nei fatti, il nuovo volto delle città, decretando sommariamente la scomparsa di notevoli porzioni di tessuti urbani storici e aprendo la strada, in molti casi, alla speculazione edilizia. Numerosi saranno tuttavia i dibattiti e le prese di posizione nei confronti delle distorsioni prodotte da questi strumenti, che definiranno il cammino per una prima, parziale svolta, che avverrà con il decreto interministeriale n. 391 del 1954, che imporrà l’adozione del piano regolatore redatto secondo la legge del 1942 in cento città italiane. Obiettivo della sessione è dunque approfondire questi dieci anni (1944-1954) cruciali per la ricostruzione delle città storiche italiane, focalizzando in particolare, attraverso la genesi dei piani di ricostruzione e la loro prime applicazioni, il destino dei tessuti urbani non ancora considerati alla stregua di “monumenti” ma sui quali si formeranno, proprio in contrasto con le tumultuose trasformazioni urbane, le prime embrionali istanze di tutela.

 

Sessione E.4: Ruderi di guerra, archeologie e vuoti urbani nella città stratificata
Coordinatori: Stefania Pollone, Lia Romano

stefania.pollone2@unina.it, lia.romano2@unina.it

I conflitti bellici del XX secolo, caratterizzati dal massivo ricorso a bombardamenti aerei, hanno lasciato ferite ancora oggi riconoscibili entro il tessuto urbano della città storica. Queste sono riconducibili alla presenza di architetture o siti ridotti allo stato di rudere, ma anche di testimonianze archeologiche emerse a seguito delle operazioni di remissione dei danni e di vuoti urbani, derivanti da azioni di demolizione. Tali contesti appaiono spesso privati dei significati e delle relazioni fisiche e percettive con gli ambiti urbani in cui si inseriscono e con le comunità, non sempre in grado di riconoscerne i valori.
Rispetto a questo campo di indagine, la sessione intende accogliere proposte, anche a carattere interdisciplinare e inerenti a temi e contesti senza limitazione geografica, che siano volte a indagare aspetti connessi alla conoscenza, all’interpretazione critica, alla conservazione e al progetto per questi patrimoni “difficili”.
In particolare, si potranno approfondire aspetti teoretici e operativi che facciano riferimento alle seguenti questioni:
– Quale significato assumono nel presente o hanno assunto nei decenni trascorsi le rovine di guerra entro la città storica e nella memoria collettiva?
– Quali modi possono ravvisarsi nella conservazione e nell’integrazione di parti frammentate dalla guerra e quali indirizzi concettuali e operativi appaiono sostanziarli?
– Quale relazione appare definirsi, anche dalla lettura di esperienze recenti, tra architetture rovinate dai conflitti e vuoti determinatisi nella città storica? Quali modalità emergono nella costruzione di nuove narrative urbane?
– Quale dialettica è andata definendosi tra le evidenze archeologiche emerse durante le fasi di ricostruzione postbellica, i ruderi e il progetto del nuovo?
– Quali strategie, anche riconducibili alle digital humanities, contribuiscono a favorire la comprensione delle parti architettoniche sopravvissute alle distruzioni, con i loro significati, e a comunicare la presenza immateriale di quanto si è perso a causa degli eventi bellici e, eventualmente, postbellici?

 

Sessione E.5: Ruderi in guerra. Protezione, danni e restauri dei siti archeologici
Coordinatori: Zaira Barone, Luigi Veronese

zaira.barone@unipa.it, luigi.veronese2@unina.it

La presente sessione intende indagare l’impatto delle vicende belliche sul patrimonio costruito archeologico, con particolare riferimento ai processi legati alla protezione, alla catalogazione dei danni e dei saccheggi e alle pratiche di restauro. Recenti studi hanno chiarito i processi di distruzione e ricostruzione in grandi siti quali Pompei e Villa Adriana a Tivoli durante la Seconda Guerra mondiale. Molto meno spazio è stato invece dedicato, negli studi storiografici, ma anche archeologici e di storia dell’architettura, ai danni subiti dalle aree archeologiche urbane ed extraurbane durante i conflitti bellici. La sessione si propone, quindi, di raccogliere casi studio che, utilizzando il documento fotografico, iconografico e cartografico come principale strumento d’indagine, permettano un avanzamento delle conoscenze per una triplice finalità: 1) mappare i danni bellici dei siti archeologici, ancora spesso inediti; 2) chiarire tecniche, modalità e protocolli di protezione e intervento per le aree archeologiche, che spesso in previsione di conflitti bellici sembrano messe in secondo piano rispetto alle collezioni museali e ai “grandi monumenti”; 3) ricostruire i processi gestionali e le tecniche di intervento nella fase di ricostruzione in relazione al coevo dibattito sul restauro, anche con un’apertura cronologica che possa spaziare dai conflitti del Novecento a quelli recenti che ancora interessano numerose aree del pianeta.

 

Sessione E.6: Bombe su Palermo: i sistemi difensivi, le enunciazioni concettuali e la pratica del restauro dei monumenti nel secondo dopoguerra in Sicilia
Coordinatori: Gaspare Massimo Ventimiglia, Raffaele Amore

gasparemassimo.ventimiglia@unipa.it, raffaele.amore@unina.it

La tragica serie di bombardamenti di Palermo nel corso dei raid aerei dei primi anni ’40 del Novecento ha provocato estese lacerazioni al tessuto urbano della città e il danneggiamento dei suoi monumenti. Tra le architetture gravemente segnate dalle distruzioni sono anche i palazzi Abatellis e Sclafani, e le chiese della Magione, del Gesù, dell’Annunziata, di Santa Maria della Catena, di San Giorgio dei Genovesi, di Santa Maria la Nova e di San Francesco, solo per citare alcuni dei monumenti più noti rimasti danneggiati.
La sezione intende raccogliere le ricostruzioni storiche dei drammatici avvenimenti di quegli anni, dando spazio a ricordi, testimonianze, cronache, resoconti che consentano di tratteggiare anche il quadro culturale, politico e sociale del tempo. Saranno accolti i contributi inerenti alle esperienze di salvaguardia e di protezione del patrimonio di opere d’arte e d’architettura, ma anche gli studi relativi alle fortificazioni militari o alle infrastrutture difensive che propongano analisi e riflessioni per la loro conservazione e valorizzazione.
L’obiettivo è soprattutto quello di porre in risalto i significativi casi di studio, i protagonisti e gli interpreti del restauro costretti a confrontarsi con il lacerato aggregato urbano e le fabbriche architettoniche lacunose, l’atteggiamento degli enti proposti alla tutela rispetto alle norme e alle carte del restauro già formulate prima del secondo conflitto bellico, le elaborazioni teoriche e le scelte d’intervento anche alla luce del dibattito nazionale ed europeo sulle tematiche della conservazione, le tecniche di restauro del patrimonio architettonico ma anche i programmi urbanistici d’intervento che negli anni seguenti saranno elaborati per il risanamento della città storica.

 

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