
L’autore del disegno, realizzato a penna ed inchiostro nero con tracce grigie, è il fiammingo Anton van den Wyngaerde, una delle figure più attive e interessanti nel panorama dell’iconografia urbana europea cinquecentesca. Le prime opere che possono essergli attribuite con certezza sono da un lato quelle realizzate durante le campagne belliche di Carlo V in Europa, dall’altro le grandi vedute di Londra e di Dordrecht, databili al 1544; negli anni cinquanta Wyngaerde lavora in Germania, in Francia, nelle Fiandre, in Inghilterra e in Italia. Gli anni dal 1560 al 1570 sono i più fertili della sua carriera: nominato topografo di Spagna, il fiammingo si dedica, su incarico di Filippo II, alla raffigurazione a tappeto di tutte le città del regno, realizzando un’impresa senza precedenti, dagli esiti quantitativamente e qualitativamente straordinari e destinata ad influenzare profondamente la produzione iconografica successiva. Per la composizione dei suoi lavori il fiammingo definisce un complesso iter, articolato in più tappe – di analisi prima e di elaborazione poi – che lo conduce alla definizione della veduta finale solo dopo la realizzazione di una nutrita serie di schizzi e disegni preparatori. L’acquisizione dei dati, realizzata grazie all’osservazione diretta, si articola in disegni di studio della forma complessiva della città, delle emergenze architettoniche, della morfologia dei luoghi e si specifica a seconda della natura del soggetto da rappresentare e delle impressioni che di volta in volta si offrono all’occhio dell’artista.
La veduta di Napoli è in forma di schizzo, forse riferibile ad una fase di studio sulla città e comunque un lavoro meno compiuto rispetto ad altre opere del fiammingo. Il punto di vista è collocato nel golfo, di fronte al Molo Grande; realizzato attraverso l’osservazione dal vero, il disegno viene definito rivolgendo lo sguardo verso colle Sant’Elmo, che con la sua mole conclude l’immagine sullo sfondo. L’ampio profilo raffigura la città da Castel dell’Ovo al Carmine; il primo piano è dedicato alla rappresentazione del Molo e dello specchio di mare prospiciente la città con la Torre di San Vincenzo. In secondo piano è la città: all’interno del compatto tessuto edilizio, disegnato in maniera sommaria, spicca la mole di Castel Nuovo e si riconoscono chiaramente Santa Chiara, Sant’Agostino alla Zecca e il Carmine; così come in altri casi, anche qui la linea di costa appare rettificata rispetto alla realtà dei luoghi. A causa delle scelte tipologiche adottate, la città non risulta percepibile nella complessità della sua struttura fisico-spaziale; in realtà, più che alla rappresentazione del dettaglio, il fiammingo si dedica alla comprensione del rapporto tra città e contesto ambientale, sottolineando la ricca e articolata composizione, definita nel corso dei secoli, di architettura e natura.[Maria Iaccarino]
| Città | Napoli |
| Autore | Van den Wyngaerde, Anton (1525 ca. - 1571) |
| Soggetto | Napoli. Veduta dal mare |
| Ambito Cronologico | 1550 ca. |
| Collocazione | Oxford, Ashmolean Museum, Sutherland Collection, Burnet II, 328 b |
| Tipologia | profilo |
| Tecnica | disegno |
| Editore | NULL |
| Luogo Edizione | |
| Scala | NULL |
| Iscrizioni | NULL |
| Dimensione | 21,8 x 91,4 |
| Supporto | carta |
| Nazione | Italia |
| Rif.CD | na009 |
| Bibliografia | C. Lloyd, G. Pane, "Three views of Naples in Oxford e Cambridge", in «Napoli nobilissima», vol. IV, 1979, pp. 148-154; C. de Seta, "Napoli tra Rinascimento e Illuminismo", Napoli 1991; M. Iaccarino, "Roma nel XVI secolo. Le vedute di Anton van den Wyngaerde", in "Tra oriente e occidente. Città e iconografia dal XV al XIX secolo", a cura di C. de Seta, atti del convegno (Napoli, 2003), Napoli 2004, pp. 170-178; M. Iaccarino, scheda, in 'Iconografia delle città in Campania. Napoli e i centri della provincia”, a cura di C. de Seta e A. Buccaro, Napoli 2006, p. 118. |